La musica colta che divide

Capita di imbattersi in contributi, riflessioni sulla musica d'arte attuale che risultano apprezzabili nel «dibattito» non di rado liquidato con questo brano «mi piace» o «non mi piace». In «La musica colta (o classica) contemporanea: perché è così poco seguita?», saggio in forma di articolo pubblicato sul portale del Cidim, l'autore, Emanuele Nutile, espone le ragioni per cui la produzione del nostro tempo, o meglio dal secondo dopoguerra in poi, ha provocato la separazione «non consensuale» tra i compositori e il pubblico, a causa, per esempio, di linguaggi fin troppo solipsistici e complessi.

La situazione, conclude il professore, appare come «bloccata». Per certi versi e riguardo ad alcuni ambiti, un finale condivisibile. Ma la discussione sul tema può essere ampliata tenendo conto delle correnti musicali di questi ultimissimi decenni, i cambiamenti filosofici su come intendere la musica e del ruolo forte delle nuove tecnologie. Neoromantici a parte (al di là degli scambi di accuse, secondo chi scrive: continuatori e innovatori allo stesso tempo), il recinto della contemporanea è stato occupato anche, per dirne una, dai linguaggi come il minimalismo e affini, di varie provenienze americana ed europea ; già, il minimalismo, ora considerato forma d'arte di serie A da tutti o quasi Glass, Reich e Nyman -; naturalmente non quello annacquato per accompagnare gli spot pubblicitari. E ancora. Il nuovo modo di intendere l'arte delle note pure di ricerca che ora vuole l'abbattimento degli steccati, perché il «bello», l'«interessante», l'«affascinante» da certi punti di osservazione non sono più visti come appannaggio di un sol genere; a proposito vale la pena leggere «Tutto il resto è rumor», libro dell'americano Alex Ross. Infine l'avvento dell' informatica e della robotica musicale: nuovi linguaggi, nuove velocità, nuovi orizzonti. Siamo all'alba di una nuova era. Senza contare poi, contaminazioni tra i generi. Un altro universo in perenne espansione.