«My fair Lady» dopo 50 anni torna al Nuovo ed è musical

Ci sono storie che non smettono di essere raccontate. Attraversano le epoche, cambiano abito ma sotto, nello scrigno delle propria anima, mantengono intatto il proprio fascino. È così ad esempio per il «Pigmalione», che nel mondo degli antichi era un mito, godette di riuscita narrazione da parte di un «certo» Ovidio, poi finì dritto nella penna di George Bernard Shaw trasformandosi in commedia, per poi infine vestirsi della contagiosa leggerezza da musical. Un musical capace di non invecchiare mai, e che è proprio quel «My Fair Lady» giunto a Milano - al Teatro Nuovo per tutto dicembre fino al 6 gennaio (ore 20.45, ingresso 54,50-45,50 euro, info 02.79.40.26) - nell'ultimo allestimento di Massimo Romeo Piparo, con Vittoria Belvedere e Luca Ward protagonisti. Uno show che nella scorsa stagione ha registrato parecchi sold out e che al Sistina di Roma ha coperto repliche su repliche. Un meccanismo a orologeria che lo specialista del musical siciliano Piparo olia da più di tredici anni, avendolo messo in scena per la prima volta nel 2000 con Olivia Cinquemani nel ruolo della fioraia plebea «condannata» a imparare il perfetto inglese. Non solo: nell'autunno di cinquant'anni fa, proprio al Nuovo andava in scena la prima assoluta di «My Fair Lady», con Delia Scala e Gianrico Tedeschi protagonisti. Insomma, successi e ricorrenze storiche portano dritti allo spettacolo in cui Eliza Doolittle avrà il volto di Vittoria Belvedere, attrice di cinema e tv, che però dopo un centinaio di repliche teatrali con «My Fair Lady» ha scoperto in sé un'anima da musical: «Quando Piparo mi cercò la prima volta - spiega l'attrice di origini calabresi nota per fiction come “Rita da Cascia“ e “Un caso di coscienza“ - ero sinceramente spaventata. Pensavo a chi era stata Eliza, da Audrey Hepburn a Delia Scala, avevo cantato una sola volta, in un brano degli Stadio intitolato “Mi manchi già“ dieci anni orsono. Ma in studio si possono correggere le imperfezioni, dal vivo ogni sera sul palcoscenico è tutta un'altra storia. Per di più io sarei una mezzosoprano e alcuni brani nel musical sono per soprano. Piparo ha insistito, lui ha un suo infallibile modo di convincere, ha dimostrato di volermi e mi è anche venuto incontro, aspettando che finissi altri lavori, addirittura bloccando il progetto dello spettacolo, adattando alcuni brani alla mia tonalità. Insomma, mi sono sentita importante». Tanto da trasformarsi in modo convincente, lei che ha sempre avuto un'innata eleganza, nel ruolo della «cockney» semi-analfabeta e sgraziata che vende fiori sotto i porticati di Covent Garden a Londra e che viene per scommessa trasformata in una donna di società dal mitico Prof. Higgins (per l'appunto Luca Ward, «un compagno perfetto» precisa la Belvedere). Una Eliza che parla, in questo caso, con accento siculo catanese: «È stato impegnativo assumere un tono nasale e fastidioso - spiega la Belvedere - Comunque vorrei chiarire che qualcosa della Eliza ruspante ce l'ho: la spontaneità e la genuinità sue le sento anche mie». Quello con il musical è stato un colpo di fulmine, rivela l'attrice: «Ho sempre visto questo genere come una palestra a 360 gradi per un attore: recitazione, canto e danza non sono per tutti. Ora che ci sono dentro posso dire che ti dà un senso di completezza. Chissà, col tempo e con altri titoli potrei diventare brava sul serio». E se le si chiede di nuovi progetti, ecco spuntare l'inevitabile scaramanzia: «C'è un'idea con Piparo, una commedia musicale perfetta per Natale 2014. Ma è presto per parlarne. Un musical che in futuro farei volentieri è “Tutti insieme appassionatamente“, un titolo che amo sin da bambina».