'Ndrangheta, 7 arresti Dia: «Sull'Ortomercato un controllo totale»

La cosca Piromalli nel mirino dell'inchiesta condotta dalla procura di Reggio Calabria

Che i Piromalli - notissima cosca calabrese, insieme ai Pesce e ai Molé, dell'ndrangheta, egemone del Mandamento Tirrenico della provincia di Reggio Calabria - si fossero messi in affari a Milano, non era una novità. E neppure era un mistero che controllassero direttamente delle attività commerciali «all'ingrosso di prodotti ortofrutticoli - come si legge nell'ordinanza -, titolari di posteggi dentro il mercato ortofrutticolo».

L'operazione del Ros (Raggrupamento operativo speciale) - che ha portato in tutto all'esecuzione di 33 fermi emessi dalla Procura della Repubblica della Direzione distrettuale antimafia (Dda)della Procura della Repubblica di Reggio Calabria grazie all'attività del I Reparto del Ros di Roma comandato dal colonnello Daniele Galimberti (tutti uomini del generale Giuseppe Governale) non fa che dimostrare tutto questo. E cioè che a Milano e nel Nord Italia l'ndrangheta continua a manifestarsi non solo sotto il piano delle collusioni con i «colletti bianchi» o con il mondo della Finanza, ma al tempo stesso opera sul territorio - nel solco della propria tradizione - a livelli decisamente dimessi. Ad esempio, proprio all'Ortomerrcato, tutti sapevano chi era Antonio Piromalli, 44enne figlio di quel Giuseppe (detto «facciazza») ed erano consapevoli che lì rappresentava l'ndrangheta quale sue figure più carismatiche e pericolose. C'è anche lui, infatti, tra i sette di quei provvedimenti di fermo eseguiti dagli investigatori del Ros di Milano, comandato dal colonnello Paolo Storoni.

Piromalli figlio si trovava ora a Milano era stato sotto sorveglianza speciale dal dicembre 2014 con obbligo di dimora nel Comune, quando venne scarcerato dopo la condanna a 6 anni d reclusione dalla casa circondariale di Tolmezzo.

Da Milano, Antonio Piromalli continuava a mantenere forti e stretti collegamenti con la propria terra (Gioia Tauro), per evitare interessi investigativi da parte delle forze dell'ordine. I rapporti con l'area di provenienza venivano mantenuti in modo stretto tramite i due cognati 62enni Giovanni Scibilia e Rocco Sacca, non potendo muoversi da Milano.

Gli interessi economici e imprenditoriali della cosca si concentravano, secondo gli acquirenti, nella «La Polignanese srl» di Pogliano Milanese, una società ortofrutticola il cui responsabile insieme ad Alessandro Pronestì, erano uno dei fedelissimi di Antonio Piromalli e nella «Ortopiazzola srl» di Vabnnzago. Tramite queste società venivano destinati all'Ortomercato di via Lombroso i prodotti provenienti sia dalla Calabria (tramite il consorzio «Copam» di Varapodio) che la merce rifiutata dal mercato rumeno e immessa nel mercato nazionale. All'«Ortopiazzolla srl» di Parabiago operava per conto dell'ndrangheta un dipendente, Francesco P., già operaio della società negli anni 2012-2014. Insieme a lui Patrizia F. metteva a disposizione di Piromalli la sua pluriennale esperienza nel settore e tutti i contatti commerciali costruiti negli anni. A lei infatti pensava Piromalli come una figura per rappresentarli nel settore. E il giovane boss già progettava di acquistare una Mercedes Classe E di farla condurre in giro addirittura dal suo autista, Mastro Rocco, utilizzando i posteggi di cui erano titolari all'interno dell'Ortomercato sia «la Ortopiazzolla» che «la Polignanese» - quest'ultima pronta a dirottare partite di frutta di scarsa qualità rifiutate dai compratori dell'Est Europa. La società, direttamente riconducibili ad Antonio Piromalli, quale proprietario in società con Pronestì Alessandro era la «P&P Foods srl» di Milano che aveva il compito precipuo di ricevere e successivamente instradare rilevanti quantitativi di merce verso i mercati stranieri, soprattutto quello statunitense.

Il progetto era chiaro: riprendersi il mercato ortofrutticolo e tornarci da padroni (non a caso Piromalli parlava di «rivincita» immaginando Patrizia F. incedere nel mercato con il suo autista e la sua lussuosa autovettura).

Non ci possono essere dubbi sulla completa consapevolezza di essersi associati alla 'ndrangheta dei Piromalli da parte dei due titolari delle società Ortopiazzola e Polignanese: frasi intercettate come («se devo rischiare di aprire una ditta con una società che esiste e che ha le palle dietro, poi che sia 'ndrangheta che sia vaffanculo..») erano diventate frequenti nell'ambiente. Mentre Piromalli e Scibiglia stavano considerando di investire nell'acquisto di una nota palestra in Milano, che fatturava un milione e mezzo di euro che sarebbe poi stata intestata al cognato o a sua moglie. Sempre Antonio Piromalli aveva proposto a Scibiglia di acquistare in società un immobile che valeva 100mila euro, per il quale avrebbe contribuito pagando la ristrutturazione per una cifra altrettanto alta.

«Bene ha fatto David Gentili a convocare immediatamente una commissione antimafia e una commissione attività produttive - ha detto il sindaco Sala dopo l'operazione del Ros contro l'ndrangheta -. Quindi, che si faccia subito in modo da capire». Mentre Cesare Ferrero, presidente di Sogemi Mercati Agroalimentari ribadisce la sua completa e ampia collaborazione con magistratura e forze dell'ordine, Mario Peserico, vicepresidente di Confcommercio Milano, esprime apprezzamento per l'attività investigativa