'Ndrangheta: condanne per il bar in centro

Barbaro (16 anni di carcere) riciclava denaro grazie al «Vecchia Milano»

Dal suo rifugio in Aspromonte, il boss Rocco Barbaro riusciva senza difficoltà a riciclare a Milano i soldi della cosca: vecchia e mai sopita passione, quella dei boss della 'ndrangheta per i bar, possibilmente a ridosso del centro storico. E questo era davvero molto in centro: la vetrina del «Vecchia Milano» si affacciava su corso Europa, a due passi da corso Vittorio Emanuele. Panini e quattrini giravano senza sosta nel suo bar, mentre Barbaro, con la sua interminabile latitanza in Calabria, si conquistava il soprannome di u' Sparitu.

Lo «Sparito» venne catturato nel 2017 dai Cacciatori di Calabria, il reparto speciale dei Carabinieri. E ieri, piccolotto e apparentemente rassegnato, incassa una sentenza-batosta: nel processo nato dall'inchiesta sul bar di corso Europa viene riconosciuto colpevole di associazione mafiosa e condannato a sedici anni. Condannati anche i tre che lo aiutarono a nascondere la reale proprietà del bar: suo nipote Antonio Barbaro (a due anni) e un amico di questi, Giuseppe Grillo (tre anni), nonché Fortunato Paonessa (quattro anni), il padrone del locale, che prima lo cede ai clan e poi - quando i Barbaro sentono odore di sbirri alle loro calcagna - se lo riprende. Duecentodiecimila euro, il malloppo riciclato con questo sistema.

Il pm Cecilia Vassena non esce contenta dall'aula, perché ai tre prestanome i giudici hanno risparmiato l'aggravante della finalità mafiosa dei loro comportamenti. Le motivazioni spiegheranno il perché. Ma intanto la sentenza emessa ieri racconta che, a dispetto di inchieste e retate, i clan calabresi del sud Milano continuano a muovere capitali sporchi e a farli diventare (apparentemente) puliti. Certo, da quale business criminale provengano i soldi non è chiaro, visto che di rapimenti non se ne fanno più e che da tempo nessun boss calabrese viene incastrato per traffici rilevanti di droga. Chiara invece la destinazione: locali pubblici e costruzioni, l'altro grande amore dei calabresi di Corsico e Buccinasco. Che dietro alcune importanti realizzazioni in corso nella zona si allunghi l'ombra delle famiglie storiche della 'ndrangheta è impressione di molti. E c'è anche l'ipotesi che qualcuno stia tornando ai metodi di una volta, quando ci si faceva largo a colpi di attentati: nei giorni scorsi ad Assago è stata data alle fiamme la vettura di Tommaso Piazzolla, uno dei costruttori più attivi nella zona, padre di un funzionario dell'ufficio comunale di Buccinasco che si occupa di urbanistica e licenze.

LF