'Ndrangheta, maxi blitz in Lombardia

I carabinieri: «C'è troppa omertà, serve collaborazione»

Maria SorbiL'inchiesta è partita da un'intimidazione avvenuta nel 2012 con dei colpi di arma da fuoco contro due auto a Sesto San Giovanni. Da lì si è articolata nei meandri della 'ndrangheta calabrese infiltrata in Lombardia, passando per traffico di droga, usura, estorsione e rapine. Fino al maxi blitz di ieri mattina in cui sono state arrestate 28 persone. Si tratta di un «colpo di coda» dell'operazione Crimine Infinito che, nel 2010, aveva portato in carcere 350 affiliati tra la Calabria e la Lombardia, oltre alla scoperta di 16 locali della 'ndrangheta. «Sono passati 5 anni dagli arresti di Crimine Infinito - spiega con amarezza Alessandra Dolci della direzione distrettuale antimafia - e siamo ancora qua a svolgere indagini che testimoniano la penetrazione della 'ndrangheta calabrese in territorio lombardo. Purtroppo in pochissimi casi le vittime denunciano la sua presenza al Nord». Da qui l'appello del comandante provinciale dei Carabinieri Canio Giuseppe La Gala: «Chiedo personalmente ai cittadini di collaborare - dice - e di darci una mano nelle segnalazioni, in modo che il pool antimafia possa arrivare immediatamente con le indagini a dei risultati per stroncare il fenomeno». Tra gli arrestati, 11 sono affiliati all'organizzazione criminale di stampo mafioso, e alcuni sono 'ndranghetisti di lunga carriera: ci sono personaggi già arrestati negli anni '90, con alle spalle anni di carcere e condanne per 416 bis. Sono centinaia i chili di droga sequestrati dai carabinieri: marijuana proveniente dall'Albania, cocaina dalla Romania e hashish dalla Spagna. La Lombardia era la base di stoccaggio e qui la droga veniva smistata nelle varie regione italiane. I malviventi realizzavano profitti anche attraverso l'estorsione dei commercianti del territorio, l'usura e le rapine. Nel corso delle indagini è emerso il disaccordo tra la figura del presunto capo e quella di un affiliato che rivendicava per sé un ruolo di maggiore preminenza all'interno della struttura. A fornire parecchi elementi di indagine ai Carabinieri è stata la testimonianza di un imprenditore pentito che aveva accettato di accogliere come socio di minoranza della sua attività commerciale un pregiudicato che gli ha rosicchiare tutta l'azienda fino a costringerlo a cedere a prezzi irrisori la maggioranza e a chiudere altri rami che entravano in concorrenza con la 'ndranghetista.