'Ndrangheta, traffico di coca Manette per il clan Morabito

Arrestato il boss prima che rientrasse in Svizzera

Ci sono tanti italiani che la mattina passano il confine svizzero per andare a lavorare nella Confederazione. Giuseppe Morabito faceva il contrario: dormiva in Svizzera, e ogni giorno scendeva in Italia a lavorare. Perché nel Canton Ticino si sentiva più tranquillo, e perché in Italia svolgeva una attività particolare: il narcotrafficante. Il business su cui si è fondato l'impero economico dei clan mafiosi, e che ne continua ad alimentare le casse.

Mercoledì notte Morabito - 58anni, nativo di Rosarno in provincia di Reggio Calabria - non è abbastanza svelto a tornare in Svizzera: lo catturano gli uomini della Dia di Milano, eseguendo l'ordine di cattura spiccato contro di lui e altre nove persone. L'indagine della Direzione distrettuale antimafia, coordinata dai pm Alessandra Cerreti e Cecilia Vassena, ha portato a incriminare per traffico internazionale di stupefacenti, oltre a Morabito e gli altri arrestati di ieri, altri tre complici catturati nei mesi scorsi dopo essere stati trovati in flagrante trasporto di cocaina e marijuana destinate sia al mercato milanese che a quello siciliano.

A mettere Morabito e il resto del gruppo nel mirino dell'Antimafia sono stati i rapporti assai stretti che buona parte degli appartenenti intrattiene con piani alti della criminalità organizzata: Morabito è considerato vicino alla cosca Pesce-Bellocco della zona di Gioia Tauro; tra gli arrestati ci sono Giuseppe e Saverio Perre, di Locri, appartenenti ad una famiglia «storica» della zona. E sull'auto a targa svizzera di Morabito la Dia cattura un altro personaggio di spicco: Antonio Curciarello, di Siderno. Era tra i più stretto collaboratori di Carmelo Novella, considerato il numero uno della 'ndrangheta in Lombardia, ammazzato a San Vittore Olona nel luglio 2008: a decretare la sua condanna a morte fu, secondo le indagini, la sua aspirazione a tagliare i rapporti tra i clan al nord e la «casa madre» in Calabria: rapporti, come dimostra anche l'operazione di ieri, in realtà inscalfibili.