Nei canili nessun abbattimento

Elena Gaiardoni

Se siamo il Paese più avanzato in Europa e molto avanti nel mondo in fatto di animalismo, lo dobbiamo al 14 agosto 1991, quando veniva approvata la legge quadro in materia di animali d'affezione e prevenzione del randagismo. E 120 anni prima, nel 1871, Giuseppe Garibaldi fondava quello che sarebbe diventato l'Enpa, Ente nazionale protezione animali. «Con quella legge si vietava per la prima volta di abbandonare animali, di destinare i cani randagi alla vivisezione, di maltrattare e uccidere i gatti randagi. Si istituiva l'anagrafe canina e l'obbligo di tatuaggio» (oggi microchip) afferma Edgar Meyer, presidente di Gaia animali e ambiente. Prima dell'agosto 1991 i cani vaganti sul territorio e portati in canile avevano tempo pochi giorni per trovare un padrone o per essere ritrovati dal padrone che li aveva persi. Dopo una decina di giorni venivano soppressi.

Quel 14 agosto di venticinque anni fa stabiliva la tutela dei gatti liberi. «Certo - aggiunge Meyer - l'attuazione della 281/1991 è carente e disomogenea a livello locale, ma senza questa legge straordinaria saremmo ai livelli vergognosi della Spagna e delle sue perreras, se non a quelli della Romania e dei suoi squadroni della morte».

Per quanto riguarda la Lombardia sono 4mila i cani e i gatti ricoverati nei canili della regione, per un costo totale di 6 milioni di euro. All'anagrafe regionale degli animali d'affezione sono iscritti oltre un milione e 351 mila cani e 94 mila gatti. Esistono 94 strutture di ricovero (66 canili rifugio e 28 canili sanitari) che ospitano 3.446 cani. L'anno scorso sono stati accalappiati 12.357 cani: 9.451 sono stati restituiti al proprietario. Per quanto riguarda Milano, i dati del 2015 del Parco canile e gattile di via Aquila sono di 293 cani arrivati nella struttura: 251 sono stati adottati o restituiti al proprietario. Quanto ai gatti, 202 sono stati adottati o ridati, su 232 entrati.