Nei Comuni dormitorio dove il degrado sonnecchia

La Compagnia dei carabinieri di Abbiategrasso vigila su un'area vasta e con forte presenza di immigrati

Non si percepisce il degrado ad Abbiategrasso. E non solo perché c'è verde ovunque e la zona è stretta tra il parco del Ticino e il parco Sud. Anche girando un po', parlando con la gente, guardandosi intorno con l'occhio critico del cronista che vuole trovare qualcosa che non va, non si potrebbe dire che esistano veri e propri «picchi» di reati.

L'Arma dei carabinieri ha messo a comandare il comune più esteso dopo quello cittadino - con i suoi 436 chilometri quadrati confinanti con i comuni di Milano e le province di Pavia e di Novara - un giovane uomo del sud alto e magro, signore con modi quasi d'altri tempi, solo all'apparenza di poche parole, in realtà di idee ben precise e che ci tiene a puntualizzare quando meno te l'aspetti, di rara modernità e intelligenza.

LUI, LEI, LA REGINA

Il capitano Antonio Bagarolo, casertano, 41 anni, porta benissimo l'uniforme ed è sposato con una gran bella donna campana come lui, ma incontrata qui a Milano. Dopo l'accademia militare di Modena («l'uniforme era di casa, prima di me l'aveva indossata anche mio padre e del resto io non mai pensato a fare altro che il carabiniere nella vita»), il capitano per sei anni ha comandato uno squadrone del quarto Reggimento a cavallo di stanza a Roma.

In alcune foto nel suo ufficio lo si vede a Windsor, in Inghilterra, vestito con una uniforme stupenda, accanto alla regina Elisabetta II, durante il giubileo di diamante del regno della sovrana. «Fu l'occasione anche per un convegno mondiale di 80 paesi di tutto il mondo e, per me, l'ultima esperienza con il reggimento». Tuttavia se pensate che Bagarolo, in qualche modo, rimpianga il passato di criniere e corone, sbagliereste alla grande.

IL TERRITORIO PIÙ VASTO

«Fare il carabiniere nella posizione in cui mi trovo dal settembre 2012 qui ad Abbiategrasso significa fare veramente il carabiniere - precisa con orgoglio -. Con i colleghi c'è un rapporto improntato al dialogo e al profondo rispetto. Il territorio di Abbiategrasso da solo conta 34 comuni e la compagnia dei carabinieri è l'unica forza di polizia a competenza generale, non so se rendo l'idea. Con le stazioni siamo in 160 persone e se i nostri rapporti non fossero più che ottimi sarebbero guai veri - sorride Bagarolo -. Oltre alla stazione della compagnia - con la centrale operativa, il nucleo operativo radiomobile della compagnia, il pronto intervento e di controllo del territorio, un'aliquota operativa in borghese e il nucleo comando per gli affari burocratici - ci sono quindi altre dieci stazioni dell'Arma. Quelle più a nord costituiscono realtà più milanesi e quindi più industriali: Magenta (che da sola conta ben 27mila abitanti!), Sedriano, Corbetta, Bareggio, Albairate; a sud abbiamo invece Binasco, Rosate, Motta Visconti, Lacchiarella, Basiglio (con Milano 3) e tessuti locali decisamente più rurali».

GLI STRANIERI

Per dare un'idea, il quartiere milanese di Baggio da Abbiategrasso dista circa 15 chilometri, Milano centro 25-28 chilometri. Poiché ci sono moltissimi stranieri che abitano fuori Milano chiediamo al capitano dei carabinieri Antonio Bagarolo quale incidenza abbiano sul territorio cdi competenza della sua compagnia.

«Gli stranieri costituiscono il 9 per cento della popolazione e sono perlopiù nordafricani, europei dell'Est, sudamericani, cinesi, asiatici, filippini, questi ultimi in genere abitano a Milano 3 nelle zone residenziali presso le famiglie dove lavorano - ci spiega -. Alcuni hanno scelto di vivere in zone dormitorio a ridosso della linee ferroviarie che li collegano alle grandi città, principalmente la Milano- Mortara -Abbiategrasso- Vermezzo e Albairate e lungo la Milano-Torino, quindi sulla direttrice di Corbetta, Vittuone e Magenta, ma non sono zone di degrado».

E gli islamici? «Abbiamo incontri improntati alla legalità con il centro culturale islamico «Alif Baa». Noi abbiamo portato i nostri valori e da parte loro c'è apertura, ma abbiamo chiarito che nessuno, maschi o femmine, possa prevaricare l'altro - chiarisce Bagarolo -, si tratta di un comportamento antigiuridico e i carabinieri danno una mano a tutte le vittime di reato. Vogliamo che capiscano che non siamo solo qui per controllare il permesso di soggiorno, ma che desideriamo portare tutti nel calderone della legalità, che perseguiamo chi commette un reato contro chiunque e si può e si deve fare denuncia».

LAVORARE CON LA GENTE

Ma tutto questo perché? Nonostante la grandezza di questo territorio come riescono i carabinieri a evitare degrado, sconfinamenti, grosse problematiche?

«L'Arma deve poter essere al servizio del pubblico, al servizio dei cittadini, ma questo servizio deve essere veicolato - spiega Bagarolo -. Se vogliamo che la gente si fidi dobbiamo conoscerla e farci conoscere. E del resto l'Arma deve esistere per essere al servizio della cittadinanza e dare un servizio alla cittadinanza: non c'è un'altra motivazione per la presenza dei carabinieri sul territorio».

E quindi? «E quindi al momento d'incontro segue quello repressivo, una serie di risposte a cui la gente ha diritto, soprattutto per quei reati che più la infastidiscono - spiega il comandante della compagnia di Abbiategrasso -. Il 27 maggio 2015 abbiamo fermato 11 albanesi che in 40 giorni avevano fatto 14 spaccate in negozi dell'hinterland: farmacie, bar, un negozio di abbigliamento in pieno centro. Ci è costato uno sforzo e un sacrificio organizzativo e di uomini notevolissimo, ma anche grazie alla sinergia di tutta la squadra, è una macchina che funziona».

E a proposito di momenti d'incontro che precedono quelli di repressione? «I giovani delle scuole, ad esempio. I ragazzi sono capaci di profonde riflessioni. E noi incontriamo spesso le classi- conclude il capitano Bagarolo -. L'anno scorso, poi, all'istituto Alessandrini di Vittuone, abbiamo arrestato uno studente della scuola che, in concorso con il padre, spacciava droga ai compagni. Essere aperti al dialogo va bene, ma la legge è legge».