«Nei panni di Veltroni che sogna di incontrare il papà mai conosciuto»

Esordisce al Parenti «Ciao», la pièce ispirata al libro scritto dall'ex leader Pd sul genitore

Antonio Bozzo

«Con Veltroni sono amico fin da quando eravamo ragazzini. Tutti e due, a Roma, militavamo nella Fgci, che non era la Federazione gioco calcio, ma l'organizzazione giovanile del Pci. Walter ed io eravamo due figiciotti, come si diceva allora. La nostra è un'amicizia profonda, con radici lontane». Parla Massimo Ghini, e si capisce subito che non c'era attore più adatto a portare in scena Ciao, lavoro tratto dal libro omonimo che Walter Veltroni diede alle stampe due anni fa. Lo spettacolo, con regia di Piero Maccarinelli e Francesco Bonomo a dividere la scena con Ghini, è al Franco Parenti da stasera al 30 aprile.

Lei chi interpreta?

«Io interpreto Veltroni. Che discute con il padre Vittorio, nonostante sia morto quando Walter aveva solo un anno. Vittorio ne aveva 37 ed era l'uomo d'oro della Rai alle origini. Inventò Mike Bongiorno, le trasmissioni sul Giro d'Italia, diresse il telegiornale. Se il destino non lo avesse portato via così giovane, chissà dove sarebbe arrivato».

Come si svolge l'incontro tra i due?

«Padre e figlio si incontrano grazie a una sorta di visione onirica. Il dialogo impossibile diventa possibile. Walter e il padre mai conosciuto, di cui, come ricorda nel libro, Veltroni non ha mai sentito la voce, discutono del presente. Non è uno spettacolo di nostalgie. Ci sono sì immagini di supporto che riportano al tempo passato, ma servono soltanto per meglio capire il mondo d'oggi».

Un mondo molto cambiato: il Pd è lacerato da conflitti interni e il movimento di Beppe Grillo a fa man bassa di voti. Ghini-Veltroni e il padre parlano anche di questo?

«Parlano dell'attualità. Veltroni è un uomo che ha segnato gli ultimi trent'anni del suo partito, avrà qualcosa da dire? È un uomo capace di mettersi in discussione. Poi è vero che il Pd ha problemi, ma la destra sta messa peggio, impegnata a trovare un leader vero che non mi pare ci sia. Grillo lo considero un pericolo, il suo movimento non sa governare».

Ma non è che per caso lo spettacolo somiglia a un comizio politico?

«No, per nulla. È un racconto pieno di emozioni. Due persone spiegano l'Italia in cui viviamo e l'Italia in cui operava Vittorio Veltroni, uscita dalla guerra, in rinascita, piena di speranza. Oggi molti ideali sono in crisi profonda. Sono entrato facilmente in sintonia con Walter. Perché anch'io, come lui, sono cresciuto senza padre. Quando ho letto il libro, gli ho detto che tra i suoi era quello che leggevo con maggiore difficoltà. Ne affrontavo alcune pagine, poi lo lasciavo, leggendolo a spezzoni. Mi smuoveva pensieri ed emozioni intorno al tema del padre con cui pure io dovevo fare i conti».

E lei, Ghini, come padre che voti si dà?

«Il rapporto con i miei quattro figli ha dei chiaroscuri, com'è ovvio. Ma è un rapporto bello, di confronto, di scambio». Un rapporto che Ghini, come Veltroni, non ha potuto avere. Intanto, domani alle 19 al Parenti, prima dello spettacolo Maurizio Porro intervisterà il vero Walter Veltroni.