Nel borgo di Arzo il festival dei cantastorie

Scrittori e drammaturghi in un fitto programma di spettacoli nelle corti e nei giardini

«L'uomo è il padrone della parola che conserva nella sua pancia, ma diventa schiavo della parola che lascia fuggire dalle sue labbra». Si tratta di un antico proverbio africano che dona valore ai famosi griot, o maestri della parola che, detentori di un ricco patrimonio culturale, ne danno voce trasmettendola oralmente, ma che calzerebbe perfettamente anche agli artisti di casa nostra. Soprattutto a coloro che, con autenticità e temperamento, riempiranno la piazza, le corti e i giardini di Arzo declamando vicende di vita.

Quest'anno, la diciassettesima edizione del Festival internazionale di Narrazione, prevede un'inaugurazione anticipata: oggi alle 20.45, appuntamento nel Chiostro dei Serviti del «Magnifico Borgo» (così viene definito Mendrisio per la bellezza del suo centro storico) per ascoltare Fabrizio Saccomanno e il suo «Occhi che raccontano. Shoah: frammenti di un racconto di parole e musica».

Il fitto programma del Festival si svilupperà poi ad Arzo, il piccolo paesino del Mendrisiotto che diventerà, per questi tre giorni, la capitale della cultura e della tradizione di narrazione. domani, infatti, alle 21.30, sarà l'occasione di Ferruccio Cainero, l'artista che, accompagnato dagli artisti di Musica Terrae, darà voce a due millenni di storia con il suo «L'Arco di San Marco». Omaggio alla nostra guerra con «Milite ignoto. Quindicidiciotto», il racconto di Mario Perrotta che, venerdì, ripercorrerà, attraverso le parole di migliaia di soldati provenienti da tutta Italia, la fatica, l'orrore e l'odore della trincea.

Con «Potevo essere io», Arianna Scommegna, sabato, darà voce allo spettacolo scritto da Renata Ciaravino; un affresco dai numerosi colori del periodo di infanzia vissuto ai margini di Milano, dove i bambini sono cresciuti arrancando per sopravvivere e cercando di scegliere la strada giusta per garantirsi un futuro nella legalità.

Chi conosce San Giuseppe da Copertino? Domenica, sarà Fabrizio Pugliese con «Per obbedienza» a presentarne l'inafferrabilità, mentre Giuseppe Semeraro con «Digiunando davanti al mare» presenterà al pubblico la vita, il pensiero e la battaglia di Danilo Dolci. Il Festival regala, ai giovani e anche agli adulti, l'occasione di conoscere storie diverse, vicende del nostro popolo, ma anche private, sempre affascinanti e originali, a volte divertenti, talvolta anche tristi, senza però dimenticarsi dei bambini e degli adolescenti.

Al pubblico di ragazzi, infatti, sono destinati «Gaya. Attenzione fragile» con Naya Dedemailan e la rivisitazione del mito di «Amore e Psiche» raccontata da Daria Paoletta alla corte dell'Aglio, domenica a fine pomeriggio. Il cartellone del Festival offre un ventaglio di proposte interessanti anche per i più giovani che sabato e domenica pomeriggio potranno essere coinvolti assistendo a interpretazioni di storie e racconti che appartengono alla memoria collettiva.

VP