Nel dream team c'è l'ex assessore Masseroli

Il capo della segreteria tecnica invece il figlio del sondaggista Mannheimer

«La politica? Non è un mestiere da fare tutta la vita» aveva ammesso Carlo Masseroli dimettendosi da capogruppo del Pdl a metà mandato (era fine marzo del 2013) e dopo dodici anni di attività a Palazzo Marino, prima come consigliere e poi come assessore all'Urbanistica della giunta Moratti. Aveva scelto di tornare a lavorare nel privato, pur ammettendo che «chi ha fatto politica se la sentirà sempre addosso». Una passione dura a morire. Masseroli non ha cambiato idea, non si ricandida in Comune come altri ex colleghi rispuntati nelle liste del centrodestra, ma darà un contributo molto attivo alla campagna elettorale di Stefano Parisi. La sfida è molto incentrata sullo sviluppo urbanistico del futuro, ma anche del passato: il Pd sta provando a intestarsi progetti partiti invece sotto le giunte di Albertini e Moratti, e spesso messe in piedi o portate avanti da Masseroli nell'impegnativo assessorato all'Urbanistica. L'ex assessore ciellino partecipa quindi non da candidato ma con un ruolo forte dietro le quinte nella scrittura del programma di Parisi, ieri con Parisi era al comitato elettorale in via Dante e ha diretto i lavori con gli altri esponenti delegati dai partiti. Parisi ha presentat o invece come capo della segreteria tecnica Giacomo Lev Mannheimer, figlio del sondaggista Renato, classe 1989, esperto dell'Istituto Bruno Leoni e collaboratore di varie testate. E stando in tema di squadre, ieri Forza Italia ha rinnovato Andrea Mascaretti, consigliere in Comune, nel ruolo di vicecoordinatore del partito a Milano.

E ieri Letizia Moratti ha ribadito il suo appoggio a Parisi. «Credo che abbia un curriculum molto più completo di quello di Beppe Sala», il candidato del centrosinistra che è stato suo city manager nel primo anno e mezzo di mandato in Comune. Parisi, ha proseguito l'ex sindaco, «ha esperienze che vanno dal Dipartimento economico di Palazzo Chigi attraverso cinque primi ministri fino alla direzione generale di Confindustria, è stato city manager di Milano per cinque anni, è un imprenditore, e questo conta molto a Milano». La Moratti ha conquistato la candidatura di Expo per Milano, «è stato un successo - riconosce - ed un impegno gravoso, faticoso e solitario. L'abbiamo ottenuto lavorando benissimo in squadra col governo Prodi, un ottimo esempio di come l'Italia può avere un grande ruolo internazionale facendo squadra. Poi, in Expo sono mancati due sviluppi: un progetto più legato al sito che avrebbe dovuto portare turismo nel dopo-Expo, avrebbe dovuto creare ecosfere che simulavano i climi del mondo, sarebbero state una grandissima attrattiva; e un grande progetto sulla cooperazione internazionale. Oggi il tema di cosa fare del sito«nasce da una mancanza di progettualità che allora avevamo fatto e non è stata portata avanti».

Se Sala non ce la dovesse fare, le è stato ancora chiesto, sarà perchè si è dimenticato di denunciare una casa a Sant Moritz? «Io penso che chi si candida a un ruolo pubblico deve essere il più trasparente possibile, ma credo alla buona fede salvo prova contraria».

ChiCa