Nella chiesa più piccola di Milano adesso entra perfino uno speleologo

Alla ricerca del famigerato e misterioso cunicolo che la collegherebbe a San Vittore e avrebbe dato riparo ai carbonari in epoca risorgimentale

Simona Borgatti

Talvolta capita che, nelle periferie milanesi, semplici cittadini si prendano a cuore un pezzetto della loro città investendo tempo ed energie a compenso zero. In zona 6 c'è Paola Barsocchi, una signora che, con determinazione e modestia, da sei anni sta curando la chiesa più piccola di Milano (24 mq.), l'Oratorio di San Protaso al Lorenteggio. Prendersi cura vuol dire anche pubblicare un libro «Oratorio di S. Protaso al Lorenteggio La più piccola chiesa di Milano» (ed. Selecta) per custodire e divulgare la memoria di un monumento invisibile della città e fare un po' d'ordine tra storia e leggenda.

«Il libro, - racconta Paola Barsocchi - nasce dalla necessità di mettere insieme tutte le notizie che a oggi erano frammentarie in modo da avere un testo completo». Perché della chiesetta più piccola di Milano, senza campane, soprannominata da Piero Mazzarella la gesetta di lusert, che si erge in mezzo alla trafficata Via Lorenteggio all'incrocio con Via Tolstoj tra i cantieri di M4, non c'era completezza di informazioni». La chiesetta era tornata alla ribalta quattro anni fa quando si stavano preparando i cantieri di M4 e gli abitanti del quartiere temevano per la sua sorte.

«Nel 2012 racconta la sua custode chiesi alla Sovrintendenza il materiale per il libro e scoprii che l'Oratorio non era vincolato. Intanto arrivavano le voci che doveva essere abbattuta per la metro, ma fortunatamente, su spinta mia e di Gaetano Bianchi, presidente di Ascoloren, arrivò il vincolo che fece spostare il cantiere. Il Comune, proprietario del bene, non aveva ancora richiesto il vincolo alla Sovrintendenza!».

Durante l'incontro con Paola Barsocchi, in chiesetta arriva in visita Tito Samorè, speleologo subacqueo e volontario onorario del Corpo Nazionale Soccorso Alpino. L'ha chiamato proprio lei per avere notizie sul leggendario cunicolo che, dai racconti, collegherebbe la chiesetta con Santa Maria delle Grazie o San Vittore e che facesse arrivare il patriota Federico Confalonieri per i suoi incontri con i Carbonari. Cunicolo che potrebbe essere crollato o intercettato dagli scavi del metro in un sottosuolo ricco di falde acquifere e sventrato dai lavori del boom edilizio.

Il mistero rimane e non si sa se i lavori di M4 abbiano portato alla luce qualche antico reperto, ma Samorè è uno dei tanti ragazzi che nel primo dopoguerra si calavano nel cunicolo indicato dal velario, l'affresco più importante ai piedi dell'abside. La prova di coraggio avveniva quando il Lorenteggio era un territorio di frontiera punteggiato da cascine e i cantieri edili che ridisegneranno questa fetta di città. Questo il passato, ora la chiesetta rivive attraverso artisti, poeti, scrittori e associazioni che la richiedono per le loro iniziative. Una bella storia quella della gesetta. Fatta di tenacia, passione, creatività come da milanesità. Per contatti gesadilusert@gmail.com 331.3875299