Nella città alta si riparte dall'arte contemporanea

Il neodirettore della Gamec presenta la collezione "Impermanente" e un ciclo di esposizioni

«Sto imparando a conoscere la città di Bergamo, è molto aperta alla cultura, e ha istituzioni forti e giovani. Il suo cuore dinamico e imprenditoriale è una risorsa per l'arte contemporanea». Così Lorenzo Giusti, il nuovo direttore della Gamec, la Galleria di Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo appunto, descrive la sua nuova città d'adozione (tra le altre esperienze è già stato direttore del Man di Nuoro, oltre ad aver fatto parte del team curatoriale della Terza Biennale dell'Animazione di Shenzhen), dove ieri ha inaugurato con tre mostre la sua direzione della Galleria. «Che sarà basata su tre criteri fondamentali: il connubio tra modernità e ricerca, il movimentare la collezione, e la connessione e la collaborazione con musei di tutto il Mondo».

Parole che corrispondono ai fatti, dato che ieri ha aperto la prima personale italiana dell'americano Gary Kuehn, oltre alla mostra dedicata al Premio Lorenzo Bonami per l'arte (riconoscimento dedicato ai curatori under 30 ideato dal Gamec nel 2003 con il sostegno della famiglia Bonaldi e che giunge al suo quindicesimo anno, fino al 9 settembre), e, soprattutto, la nuova veste della Collezione del museo, che da oggi diventa «Impermanente». Se Giusti è stato colpito dall'aspetto laborioso e imprenditoriale di Bergamo, infatti, si capisce che non voglia sentir parlare di «fissità» né tanto meno di «permanenza». Sì alla contaminazione, all'apertura, ai contatti e le reciproche influenze. Pratese di nascita, (1977) ma internazionale d'adozione, il neo direttore succede ai 18 anni di Giacinto Di Pietrantonio. «La mia linea sarà vicina a quella del fondatore del Gamec, Vittorio Gregotti», al punto che è l'ingresso è stato restaurato e riportato al progetto originale. Impermanenza, continuità nel movimento, ricerca e internazionalizzazione.

Queste nuove linee portano a una diversa concezione dello stesso spazio del Museo. Non solo all'ingresso i cambiamenti, ma anche al piano terra dove aree e laboratori vengono dedicate ai piccini, e salendo al secondo piano troviamo «Impermanente», con un allestimento completamente diverso. È stato chiesto a Dan Perjovschi, artista rumeno, di progettare una serie di interventi provocatori sulle pareti che contengono la collezione: i suoi graffiti sono disegni che invitano alla riflessione sulla crisi del modello tradizionale di museo legato alle collezioni (come fin dalla nascita è il Gamec), e sulla trasformazione degli spazi espositivi sempre più legati alla spettacolarizzazione dell'arte. Le opere sono state studiate, selezionate e ne sono state esposte una selezione che spesso verrà cambiata: se è Impermanente, deve diventare una piattaforma di ricerca oltre che una raccolta.

La prima mostra, a cura di Valentina Gervasoni e Fabrizia Previtali, racconta una continua evoluzione: sono esposti quadri che rappresentano l'inizio del Gamec (provengono anche dall'Accademia di Carrara), e poi maestri del Novecento fino a due sezioni di artisti contemporanei, a rappresentare gli arrivi più recenti.