Nell'hub è allarme rosso: "Nessuna sicurezza e non si sa chi arriva"

Blitz della Bordonali, oggi vertice in prefettura Pronto un protocollo anti-violenza sulle donne

I volontari dell'hub di via Sammartini (perlopiù appartenenti a Fondazioni Arca) dalla scorsa estate hanno fatto miracoli. Talvolta si è trattato, e ancora si tratta, di vere e proprie acrobazie. Quelle a cui sono costretti certi operatori sociali quando, convinti inizialmente di mandare avanti un hub - un centro di passaggio nel quale i profughi si sarebbero dovuti fermare al massimo quattro giorni per poi raggiungere le tendopoli di Bresso - si ritrovano invece, loro malgrado, ad avere la responsabilità di un centro di accoglienza in piena regola. Con 291 profughi di cui 30 minori.

Stamane a Palazzo Diotti, in tarda mattinata, dopo la firma di protocollo per contrastare la violenza alle donne, il prefetto Luciana Lamorgese ha convocato un tavolo regionale sull'immigrazione durante il quale si parlerà delle tematiche legate all'accoglienza insieme a tutti i prefetti della Lombardia. Anche per questa ragione ieri pomeriggio l'assessore regionale leghista alla Sicurezza, protezione civile e immigrazione, Simona Bordonali, insieme al capogruppo di Fratelli d'Italia-An in Regione Riccardo De Corato, accompagnati da Samuele Piscina, presidente del Municipio 2, hanno effettuato un sopralluogo in via Sammartini.

«Non accadeva dal 2015 che in corso Monforte venisse convocato un tavolo di questo genere e per questo ringrazio il prefetto Lamorgese» spiega Simona Bordonali, sempre molto attenta alle problematiche riguardanti i profughi. E desiderosa di un dialogo, voluto fortemente anche dal presidente della Regione Roberto Maroni, che possa portare se non a una soluzione definitiva del problema profughi a Milano almeno a una progettualità concreta che riduca le problematiche legate all'accoglienza.

«I problemi qui in via Sammartini sono molteplici - spiega l'assessore regionale che oggi è stata invitata al tavolo in corso Monforte -. Anche Fondazione Arca aveva chiesto alla prefettura e al Comune di Milano di separare l'area più recente dell'hub dalla struttura preesistente, in modo che si potesse fare la registrazione proprio nel vecchio hub, impedendo ai profughi di restare a dormire. Una domanda per ora rimasta senza risposta. Domani (oggi per chi legge, ndr) al tavolo prefettizio vorrei discutere anche di questo. Con i numerosi dinieghi delle richieste d'asilo, infatti, via Sammartini sarà sempre più un punto di ritrovo anche di coloro che hanno già fatto tutto il percorso d'integrazione e che invece, dopo sei giorni dalla notifica del provvedimento, resteranno sul territorio da clandestini. Gli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati che in Italia hanno accolto 180mila persone in emergenza, ndr) sono pieni e, con la nuova normativa, ospiteranno solo i richiedenti asilo, al contrario di quanto avviene attualmente, quindi anche i posti si ridurranno ulteriormente. Il Comune inizialmente aveva assicurato che sarebbe stato un centro di passaggio...».

«Prioritaria resta la problematica della sicurezza, i controlli: qui nell'hub di via Sammartini non si sa ancora con assoluta certezza chi arriva, visto che si può entrare anche solo fornendo nome e cognome e i tempi degli accertamenti della questura sono piuttosto lunghi».

Temo inoltre soprattutto per la promiscuità in cui sono costretti a vivere i minori non accompagnati - conclude De Corato - che dividono tutti gli spazi con adulti sconosciuti. Per questo qui c'è bisogno subito di un posto di polizia».