Nemmeno l'autopsia risolve il mistero della morte di Claudia

L'esame disposto dal pm e ancora secretato si è concluso con una lunga serie di ipotesi

Maria Sorbi

Nel reparto di Terapia intensiva della clinica Mangiagalli, la storia di Claudia Bordoni è tutt'altro che dimenticata. Al di là dei risvolti giudiziari della vicenda, quella tragedia pesa ancora nel cuore di tutti. Enormemente. La ragazza, 36 anni, alla 25esima settimana di gravidanza, fu ricoverata per forti dolori all'addome e morì per un'emorragia che, in meno di un'ora, travolse lei e le due gemelline che portava in grembo. Fu soccorsa subito, ma non ci fu nemmeno il tempo di portarla in sala parto. Quando i medici capirono che per lei non c'era più niente da fare, tentarono il tutto e per tutto per salvare almeno le bimbe. Invano.

E ora, a tre mesi di distanza, le dottoresse, le ostetriche, le infermiere, non si danno ancora pace. Principalmente per un motivo: non hanno ancora capito qual è stata la causa di una tragedia simile. Ne hanno parlato per ore, riunioni infinite con primari e direttori sanitari, sul tavolo ben aperti i manuali di medicina che riassumono tutta la letteratura ostetrico ginecologica possibile e immaginabile. Niente, non sono riuscite a capire quali sono state le possibili omissioni, cosa può essere stato sottovalutato. Fatalità? Può essere. E questa è stata la versione più accreditata nelle ore successive al decesso. Ma i medici - ancor prima dei giudici - vogliono andare fino in fondo. In quel reparto risolvono i casi più delicati, si fanno partorire donne con leucemia e tumori al seno. Si salvano persino le donne affette dalla rarissima sindrome di Ehlers-Danlos che provoca la rottura delle arterie e che è assolutamente incompatibile con una gravidanza. Eppure la storia di Claudia, quella ragazza esile e agitatissima resta lì, nell'aria, sospesa e ancora senza risposte. E questo genera cautela.

Alla Mangiagalli raccontano di aver aumentato in modo esponenziale gli esami di accertamento sulle mamme in attesa. Non viene trascurato più nemmeno uno starnuto, la paura che capiti nuovamente un dramma del genere è troppo alta. Per un medico non saper dare una spiegazione è una tortura e, ancor di più, lo è non saper come e cosa prevenire. A ogni donna che manifesta uno stato di agitazione, come capitò a Claudia, vengono fatti esami su esami ma in nessun caso sono state riscontrate situazioni pericolose. Evidentemente anche dall'autopsia, ancora secretata, non sono arrivate risposte lampanti. Il pm Maura Ripamonti aveva dato sessanta giorni di tempo al medico legale Dario Raniero per stilare una relazione dettagliata sull'esame autoptico. Ma le risposte che tutti si aspettavano per la fine di luglio tardano ad arrivare. È probabile che il giallo di Claudia, per il quale sono indagate per omicidio colposo una dottoressa, una psichiatra e due ostetriche, si chiuda con un'archiviazione. Ma al momento i punti interrogativi restano parecchi. A quanto apprende Il Giornale, l'autopsia, a cui erano presenti una ventina di medici, si è conclusa solo con una lista di ipotesi e di «potrebbe essere» ma con nessuna risposta chiara. Un'emorragia c'è stata ma avrebbe provocato una fuoriuscita di sangue pari a solo 400 centimetri cubi, una quantità tale da non giustificare la tragedia. Nemmeno tenendo conto che il fisico di Claudia era molto fragile: alta 1,72 centimetri, pesava poco meno di 60 chili pur essendo al sesto mese di una gravidanza gemellare.

L'emorragia sarebbe partita da un nodulo endometriosico di 3 centimetri insidiato nel legamento largo dell'utero. Molto isolato e anche molto difficile da diagnosticare. Vista la posizione, nemmeno con un'ecografia trans-rettale sarebbe stato semplice scovarlo. I medici avevano piuttosto pensato a un dolore coccigeo da stiramento poiché, ogni volta che aiutavano Claudia a girarsi su un lato, la giovane era più tranquilla. Quello che è successo non è catalogabile. Tanto che qualche medico parla di «un effetto meteorite», che ha colpito Claudia e le sue bimbe senza apparente motivo. Per ora, altro non si sa.