No al Cerba, Veronesi accusa «È una figuraccia mondiale»

La prima impressione di chi arriva allo Ieo, l'Istituto Europeo di Oncologia fondato e diretto dal professor Umberto Veronesi, in fondo a via Ripamonti, è quella di trovarsi in un bell'albergo in stile cascina padana o addirittura in un grande agriturismo: mattoni rossi, legno, cristalli, arredi in stile modernariato, com'è successo a me ieri quando sono andato a incontrare il grande scienziato. Il tutto, però, nello squallore deprimente del cosiddetto «Parco agricolo Sud Milano». Cosiddetto perché quella vasta area di sterpaglie, disseminata di discariche abusive, tutto è tranne che un «parco». Il quale, per di più, di agricolo ha davvero poco. Come si fa perciò a credere che la tutela di questo degrado ambientale sia la vera ragione per cui Palazzo Marino, per voce del vicesindaco con delega all'Urbanistica Lucia De Cesaris, ha praticamente bocciato la nascita del Cerba? Il Centro Europeo di Ricerca Biomedica Avanzata, eccellenza mondiale in campo cardiologico, neurologico e neonatale voluto da Veronesi e cancellato dalla De Cesaris dopo anni di attesa per salvaguardare un po' di erbacce? «I problemi – dice il professore – sono cominciati con il fallimento del gruppo Ligresti, proprietario dell'area». E allora è più probabile che una giunta di sinistra-sinistra non voglia essere in alcun modo contaminata da quel nome. «Comunque – spiega Veronesi - siamo pronti a presentare ipotesi alternative spostando il Cerba a ridosso di via Ripamonti, ma sempre adiacente allo Ieo, perché se non si fa qui il Cerba non si fa. Caratteristica determinante del progetto è la condivisione della piattaforma tecnologica e delle risorse economiche e organizzative. Si tratta in sostanza di trasferire qui il cardiologico Monzino e di realizzare un grande centro di ricerca nel campo delle neuroscenze con tecnologie avanzatissime e 500 ricercatori europei. Già oggi allo Ieo abbiamo ricercatori provenienti da 21 paesi». Un progetto modificato e ridimensionato rispetto al primo accordo di programma, «ma è inevitabile che se dalla prima idea, sempre molto più ambiziosa della sua realizzazione, passano più di dieci anni il disegno cambi. Ad esempio non ci sono più le centinaia di letti previsti, ma solo poche decine, non c'è quindi un problema, paventato da qualcuno, di ridistribuzione delle risorse». E per quanto riguarda la tutela del cosiddetto parco, «il nostro progetto spiga il prof. – prevedeva di realizzarlo davvero e attivandone realmente il carattere agricolo, con rogge, cascine, coltivazioni tipiche». È evidente che Veronesi non riesce a farsi una ragione di un contrasto così secco per di più indebitamente motivato con argomenti che non competono dell'assessore all'Urbanistica, che in una lettera ai sindacati spiega con incredibile supponenza che «il Cerba non avrebbe rappresentato un'opportunità di ricerca». Al passato, dandolo per morto. Ma Veronesi è avvezzo da decenni a trattare col potere, è un grande scienziato al quale interessa il risultato, per raggiungere il quale sa fare uso di pazienza, abilità politica e diplomazia. Perciò ha dimostrato la massima flessibilità quando, dopo una prima reazione a caldo comprensibilmente dura al «niet» della De Cesaris senza preavviso e al limite dell'insolenza, il sindaco Pisapia si precipitato da lui allo Ieo per assicurargli che si sarebbe trovata una soluzione. Così come dopo la mezza retromarcia tattica dello stesso vicesindaco, «dobbiamo accettare questa disponibilità della De Cesaris. Tutto pur di evitare che Milano perda questa grande opportunità, pur di risparmiarci figuraccia storica col mondo scientifico internazionale. Continuiamo a ripetere che il futuro è nella scienza e nella ricerca e poi rinunciamo a un progetto di valore mondiale per di più completamente finanziato dalle banche e dai privati». Per quattro piante di fieno? No, deve esserci dell'altro.