No Expo, Pisapia si sveglia (ma rischia di essere tardi)

Dietrofront del Comune: «La prossima udienza ci costituiremo parte civile contro i black bloc» Se il giudice dovesse opporsi, niente risarcimenti

Luca Fazzo

«Non è mai troppo tardi», si intitolava una vecchia e benemerita trasmissione che insegnava l'abc agli italiani. E invece stavolta per il Comune di Milano potrebbe essere troppo tardi: Palazzo Marino rischia di restare fuori dal processo per la giornata peggiore vissuta dalla città negli ultimi anni, la devastazione indisturbata del centro da parte dei No Expo lo scorso Primo Maggio.

Come rivelato ieri dal Giornale, gli avvocati de Comune non si sono presentati alla prima udienza del processo con rito abbreviato ai cinque estremisti di sinistra individuati e incriminati dalla Procura per devastazione e incendio. Una scelta deliberata, per non pestare troppi piedi nel mondo dei centri sociali, o si tratta di una semplice distrazione?

Ieri l'ufficio stampa del sindaco corre ai ripari, e annuncia che alla prossima udienza, il 5 maggio, lo staff legale di Palazzo Marino si presenterà chiedendo di essere ammesso nel giudizio. Peccato che potrebbe essere una richiesta fuori tempo massimo. Il codice di procedura penale prevede espressamente che la costituzione delle parti avvenga nella prima udienza, e questo è esattamente quanto accaduto l'altro ieri davanti al giudice preliminare Roberta Nunnari. C'erano i difensori degli imputati, Eugenio Losco e Mauro Straini, c'era il pubblico ministero Roberto Basilone, c'erano gli avvocati del ministero dell'Interno venuti a costituirsi parte civile. Ma non l'avvocatura comunale.

Per rimediare, il Comune ha una sola strada: chiedere che vengano riaperti i termini, sostenendo di non avere ricevuto la notifica che lo avvisava dell'udienza individuandolo tra le vittime del reato di devastazione contestato agli imputati. Dalla sua parte, Palazzo Marino ha il capo di imputazione che tra le accuse indica anche i danni all'arredo urbano. Ma contro si troverà sicuramente gli avvocati degli imputati, che si opporranno alla concessione dei tempi supplementari. Anche il pubblico minister oPiero Basilone vorrà dire la sua. E sarà comunque poi il giudice Nunnari a dover decidere se riaprire davvero i termini: «parte offesa» e «parte civile» sono per la legge due concetti diversi, e in genere le parti civili devono prendersi loro la briga di presentarsi in udienza senza aspettare l'invito.

Se il giudice dovesse decidere per il no, il Comune rimarrebbe escluso sia dalla possibilità di chiedere agli imputati il risarcimento dei danni ma soprattutto di fare sentire la presenza della città nel processo che tirerà le somme di una giornata terribile. Ma se anche venisse concesso di riaprire i termini, resta da chiedere come sia stato possibile che un ufficio nutrito e accorto come l'avvocatura comunale fosse tra i pochi a Milano a ignorare che mercoledì scorso si sarebbe aperto il processo a carico degli ultrà che hanno trasformato il centro in un campo di battaglia.