«No alle moschee» Ora il centrodestra sale sulle barricate

Maroni rilancia regole e referendum sui luoghi di culto In consiglio comunale si minaccia già l'ostruzionismo

Alberto Giannoni«Barricate». Dopo il verdetto sulla «anti-moschee», in Regione si prepara una nuova legge. E in Comune si parla di ostruzionismo contro il piano che dovrebbe dare il via libera a due minareti a Milano.Dal Pirellone a Palazzo Marino, dunque, lo scontro è aperto. La Regione aspetta ancora notizie sulla sentenza che avrebbe bocciato la legge numero 3 del 2015, ma il neo presidente della Consulta, Paolo Grossi, ha anticipato che la Corte costituzionale ha «evitato una discriminazione», «come ci è sembrato che facesse la legge lombarda».La reazione della Regione non si è fatta attendere. I principali «sponsor» della legge, l'assessore all'Urbanistica Viviana Beccalossi e il capogruppo della Lega, Massimiliano Romeo, già mercoledì mattina hanno annunciato l'intenzione di varare una nuova legge, che tenesse conto dei rilievi avanzati dai giudici costituzionali, confermando l'obiettivo originario del provvedimento: consentire l'apertura di nuovi luoghi di culto (evidente che si parla in primo luogo di centri islamici) ma in un quadro di garanzie, sicurezza e controlli. Il governatore, Roberto Maroni, è sceso in campo personalmente su questo fronte. E ieri ha ulteriormente articolato la sua linea. La legge - ha spiegato - «regolamenta l'apertura di tutti i luoghi di culto e prevede la possibilità per i sindaci di regolamentare, cosa buona e giusta, e per i cittadini di esprimersi attraverso un referendum, anche questa cosa buona e giusta, che pone fine alle strutture abusive, come è stata quella di viale Jenner a Milano». L'assessore regionale all'Urbanistica, Viviana Beccalossi (Fdi) ha ricordato che, al di là della legge impugnata, in Lombardia vigono norme che prevedono già condizioni precise per l'edificazione di nuovi luoghi di culto: «Non si possono costruire - ha detto - se ciò non è esplicitamente previsto nel Piano dei servizi che ogni Comune ha redatto nel proprio Pgt, il Piano di governo del territorio». Questo messaggio non passerà inosservato a Palazzo Marino, perché Milano non ha ancora nel suo Pgt questo tipo di destinazione, neanche per le due aree messe a bando con il famoso piano che è in via di attuazione: via Sant'Elia e via Esterle. È necessario dunque un passaggio in Consiglio comunale. «Ci auguriamo si possa fare anche il passo definitivo in Consiglio comunale» ha detto ieri l'assessore Pierfrancesco Majorino. «Mancano poche settimane di lavoro prima della fine del mandato - ha aggiunto - e non ci si può permettere di restare bloccati per tanto tempo. Spero ci siano le condizioni, se l'opposizione farà ostruzionismo non potremo farlo».In realtà l'opposizione chiede che tutto passi in Consiglio ma si appresta a dare battaglia. Proprio con l'ostruzionismo. «Majorino non ha i tempi - avverte il vicepresidente del Consiglio, Riccardo De Corato - Spera che la cosa si concluda entro questo mandato? Non ci provi nemmeno! Sono pronto a mettere spazzolino e ricambi in una borsa e trasferirmi a Palazzo Marino il tempo necessario per fare ostruzionismo fino alla fine della legislatura». «Lasciamo l'incombenza al prossimo sindaco» conclude. E c'è da dire che non è solo la destra a promettere battaglia: «Il bando va fermato» lo dice anche Matteo Forte, consigliere del Polo dei milanesi, disposto a fare fronte comune con tutto il centrodestra, anche nell'ostruzionismo: «Come opposizioni ci batteremo fino a fine mandato» avverte.