No al referendum sui soldi di A2A Il Comune ci ripensa e fa da solo

«Faremo un referendum popolare per decidere come utilizzare gli incassi di A2a», era stato il sindaco in persona ad annunciare una grande consultazione sull'opera da realizzare con quei 65 milioni che arriveranno dalla quotazione in Borsa della società. Era l'11 gennaio, Pisapia aveva subito fatto sua la richiesta avanzata dal presidente dell'aula Basilio Rizzo al vertice di maggioranza riunito all'Acquario civico. Il Consiglio avrebbe fatto una prima «scrematura» delle proposte, per arrivare a 4-5 ipotesi da sottoporre al voto dei milanesi. Ma neanche 20 giorni, il Comune ci ripensa. «C'è stata un'accelerazione da parte di qualcuno, la linea del Pd non è mai stata quella del referendum, era una scelta che andava fatta insieme - ha precisato il capogruppo Bertolè - . Si può sentire il parere della gente ma la scelta finale spetta al Consiglio». . Una linea (ovviamente) condivisa dal centrodestra che aveva richiamato subito la politica al proprie ruolo. Intanto, tra case per i single, scolmatore del Seveso, i scuole in legno e cinture verdi, c'è almeno un'idea bipartisan: «Investiremo in periferia».

Commenti

Giorgio5819

Gio, 30/01/2014 - 14:10

Tipico atteggiamento di un parolaio di sinistra.Parole al vento alla faccia dei pirla che gli credono.