Nomine, sanità e candidati Tensioni Lega-Forza Italia

Il guanto di sfida alla Lega l'ha lanciato un Roberto Formigoni oggi senatore e tornato in grande spolvero sabato sul palco della prima manifestazione della rinata Forza Italia all'Auditorium di via Corridoni. In platea il segretario del partito Angelino Alfano che ha raccolto anche lo sfogo del presidente del consiglio regionale Raffaele Cattaneo e avrà capito che il governatore Roberto Maroni telefonerà presto. Perché al Pirellone comincia un autunno caldo per l'alleanza Carroccio-Pdl, o meglio Fi. «Quando sento fare i nomi di Flavio Tosi come leader del centrodestra e di Matteo Salvini candidato sindaco - ha attaccato Formigoni - dico no grazie. Noi alla Lega abbiamo già dato». Un concetto reso ancor più caustico dall'intervento di Cattaneo che ha lanciato un appello al vice presidente Mario Mantovani a cui ha chiesto di «difendere il lavoro fatto» in Regione, a «non arretrare mai dai principi di sussidiarietà e di libertà di scelta dei cittadini» alla base del modello lombardo di governo e a «non diventare mai subalterni alla Lega».
Tutto chiaro. Perché nell'agenda del Pirellone è arrivata la modifica della Legge 31/33, ovvero la riforma della sanità griffata Formigoni. E su questo il centrodestra (e soprattutto l'anima ciellina) non è proprio disposto a ripiegare. «Qualche modifica, ma nessuna rivoluzione» è la linea del Piave. «I cardini che nessuno deve toccare - spiega il responsabile Sanità del Pdl Stefano Carugo - sono la libertà di scelta e la parità tra pubblico e privato». La possibilità cioè di decidere dove farsi curare. Con la Lega che con il presidente della commissione Sanità Fabio Rizzi ha già pronta una bozza che mette mano alle direzioni e riduce le Asl a solo cinque. Accorpamenti che ricomprenderanno Varese (patria di Maroni e cuore pulsante della Lega) nell'Asl dell'Insubria, ma facendone la sede principale che assorbirà Como, Lecco e Sondrio. L'Asl di Milano raccoglierà anche Bresso, Cinisello, Cologno, Cormano, Cusano e Sesto San Giovanni; quella delle Orobie con sede a Brescia ricomprenderà anche Bergamo; quella della Brianza e della provincia di Milano unirà Monza e la Brianza e i Comuni della provincia di Milano non ricompresi nella Asl Milano; quella della Val Padana con sede a Pavia includerà Lodi, Cremona e Mantova. Accorpamenti e smembramenti, invece, nelle aziende ospedaliere. «Una mappa - accusa Formigoni - che ricalca quella dei direttori generali targati Lega». Più potere alle Asl e un maggior ruolo del governatore rispetto agli assessori sono altri due elementi della bozza leghista su cui Fi ha delle perplessità. «Un ritorno - la bocciatura di Formigoni - a un triste passato di statalismo». Bisogna «riordinare la rete ospedaliera sul modello hub and spoke - spiega Carugo - Inutile avere ospedali che fanno poco di tutto. Ci vuole alta specializzazione e ospedali territoriali legati alla cronicità». Perché la Lombardia è la regione più vecchia d'Italia e l'assistenza agli anziani va rinforzate. E poi si dice che il 51 per cento dei lombardi non paga nulla e «questo è un sistema che non tiene più, a meno che Maroni non riesca davvero a trattenere il 75 per cento delle tasse». Mantovani smentisce gli attriti. «Stiamo lavorando insieme alla Lega - assicura - per dare ai lombardi la migliore riforma sanitaria possibile».