«Non accanimento, ma giustizia»

Zambelli: «I simboli fascisti sono uno sfregio»

«Oggi sono molto contento. La pietà umana non si nega a nessuno, ma aprire un tricolore con l'aquila e il fascio littorio, simboli della deportazione, a duecento metri dal campo dove sono sepolti gli ebrei milanesi deportati non era accettabile. Lo dico per la mia sensibilità - non sono un antifascista di maniera - e in quanto rappresentante delle istituzioni. Sono quindi contento che il Comune abbia finalmente vietato questa manifestazione». A parlare così è Simone Zambelli, presidente del Municipio 8 (Campo progressista). «Per 4 anni ho assistito alla parata di gagliardetti, fasci e aquile, simboli di chi deportava gli ebrei e caricava i dissidenti politici nei treni piombati verso i campi di concentramento a due passi dal Campo della Gloria e a quello dei deportati. Si tratta di uno sfregio e una provocazione nelle giornate in cui si tengono le celebrazioni civili per la festa nazionale del 25 aprile».

Molti anziani, che ieri hanno partecipato alla cerimonia al campo X si sono molto rammaricati di non aver potuto aprire il Tricolore, un semplice Tricolore senza simboli. Non le sembra un accanimento? «Per nulla queste - replica Zambelli - chi ha organizzato la manifestazione? Associazioni di combattenti e al campo X sono sepolte le SS italiane. Nessuno ha vietato il momento di ricordo, ma lo sfoggio di simboli che per altro sono vietati per legge».

Ieri mattina Zambelli ha partecipato, come da qualche anno a questa parte, alla cerimonia in onore dei combattenti alleati appartenenti alla V e VII armata inglese al Cimitero militare di Trenno.

MBr