Non basta un «editto» per decidere dove fare festa

Fosse così facile! «Spostiamo la movida a Lambrate»: e ohp, migliaia di ragazzotti dalla birra facile abbandonano in massa le Colonne di San Lorenzo e si trasferiscono in via Pacini e strade limitrofe, elette chissà perché a vittime ideali dell'allegria metropolitana. «Spostiamo la movida sui terreni dell'Expo»: e come per miracolo si svuota l'Arco della Pace, e si riempiono le strade di Pero. Il sindaco Pisapia sa bene che le cose non sono così semplici, e il suo appello di ieri a spostare «un po' in fuori» la vita notturna della città, dettato dall'esigenza di svelenire il clima in alcune aree critiche, ha tutte le caratteristiche per restare nel limbo delle buone intenzioni.
I meccanismi che rendono una zona «alla moda», e che fanno convergere su di esse masse di utenti, sono complessi e per alcuni lati imperscrutabili. Il Comune può al massimo agevolare o disincentivare: e non ha mai né agevolato né disincentivato. I Navigli si sono snaturati e sovraffollati nell'anarchia più totale; il centro è morto senza che nessuno muovesse un dito. In campagna elettorale, Pisapia aveva indicato saggiamente nel centro - dove un gelato o un decibel in più non darebbero fastidio quasi a nessuno - la location ideale per la vita notturna. Ma cosa è stato fatto di concreto in questi due anni per rendere appetibile il centro agli imprenditori della notte che (con i loro pregi e difetti) sono la calamita della movida? Nulla. Gli unici locali del centro continuano a essere le trappole per turisti. Adesso Pisapia propone di spostare la movida «un po' più fuori», ma non dice come convincerà locali e nottambuli a traslocare. Non si può procedere per editti; e le politiche concrete - fatte di mezzi pubblici, parcheggi, licenze - scontenterebbero inevitabilmente qualcuno.