«Non c'è tempo per i maxi ospedali»

L'assessore Mantovani: «Cerba e Città della salute? Servono risposte più rapide, efficienti ed economiche»

«Soluzioni efficienti ed economiche». Il futuro immediato dell'edilizia sanitaria sembra potersi riassumere in questa sintesi del vicepresidente della Regione, Mario Mantovani. Non sono tempi facili per strutture grandi e ambiziose come la Città della salute e il Cerba. E ciò scatena una battaglia tra visioni differenti e tempi diversi, la magnificenza della giunta Formigoni e la sobrietà da tempi di crisi della giunta Maroni.
Lo dimostrano vicende di questi giorni come la mancata intesa sulla compravendita delle aree ex Falck di Sesto san Giovanni da parte dell'Immobiliare Sesto. E lo stop arrivato dalla Regione: in questo caso può tornare in discussione tutto, persino la scelta di Sesto per ospitare la nuova sede di Istituto dei tumori e Istituto neurologico Besta. Incontri a palazzo Lombardia sono attesi in questi giorni, ma le nuove strutture sembrano allontanarsi invece che farsi più vicine.
Si è parlato dei padiglioni vuoti del Niguarda come luogo per ospitare il Besta. E adesso Mantovani, vicepresidente e assessore alla Salute, fa un ulteriore passo avanti, mettendo in discussione che Cerba e Istituto dei tumori possano essere la risposta giusta oggi: «Mi sembra che il Cerba e la Città della salute non abbiano buone radici: si tratta di progetti grandi con tempi lunghi. Per il Cerba si parla del 2019, per la Città della salute siamo al 2018. Dobbiamo trovare soluzioni più rapide. Al Besta non possono aspettare tempi del genere. E credo neanche all'Istituto dei tumori».
Un ospedale alla volta. «Ho visitato il Besta la settimana scorsa. Deve essere trasferito con urgenza. Non possiamo pensare che possa rimanere in strutture così strette». E se l'assessore comunale al Welfare, Pierfrancesco Majorino, su Repubblica parla di una possibile ristrutturazione, Mantovani esclude l'ipotesi: «Bisognerebbe chiudere altri reparti, con danni considerevoli per i pazienti». E ricorrere ai padiglioni del Policlinico? Anche questa una soluzione impossibile: «Al Policlinico hanno già abbattuto padiglioni e stanno ricostruendo. Non credo si possa appesantire con un'ulteriore ristrutturazione».
Veniamo all'Istituto dei tumori. «Devo ancora visitarlo - spiega mantovani -. Lo farò nei prossimi giorni, così da valutare qual è la soluzione migliore. Che deve avere due caratteristiche: efficienza ed economicità».
La filosofia Formigoni in discussione? L'ex governatore e i suoi ne sono convinti. E difendono la scelta di Sesto. Raffaele Cattaneo, presidente del consiglio regionale, osserva: «Se la volontà è rimuovere la memoria di Formigoni, mi sembra una motivazione risibile. E poi se anche risparmi 100 milioni nella scelta del posto, alla fine ti tocca spendere un miliardo in infrastrutture, che a Sesto già esistono». E Formigoni scrive sul suo sito: «Ci sono accordi e contratti puntuali. Chi sgarra, da una parte o dall'altra, paga e non credo convenga a nessuno». Ricorda le somme in ballo: la Regione, nella precedente amministrazione, aveva già messo da parte 330 milioni propri e 40 del governo. Usarli diversamente non è facile.