«Non ci dia la colpa chi era in prima fila a osannare Stefano»

Il braccio destro del candidato «Certi alleati forse un limite»

Alberto Giannoni

Bruno Dapei, Forza Italia, capo staff di Stefano Parisi nell'avventura delle Comunali, sorpreso dalla discussione post voto?

«No, stiamo parlando di una non vittoria, è normale. Ma se 4-5 mesi fa qualcuno avesse detto che sarebbe finita 51-48, non so quanti ci avrebbero creduto. Ricordo che alle Regionali tutto il centrodestra ha preso il 34% a Milano».

La chiama non-vittoria. Non vuole dire sconfitta?

«(sorride) Ma no. Se non vinci è una sconfitta ma è vero che la parola non rende giustizia delle sfumature».

È molto deluso?

«Io non mi faccio mai troppe illusioni però a un certo punto mi sono reso conto che si poteva vincere. Poi non dimentichiamoci che al primo turno eravamo dietro, anche se credo che per qualche giorno siamo stati anche avanti, domenica lo eravamo per me».

Poi cosa è successo?

«Sono stati bravi a ricompattare la sinistra, creando un clima di mobilitazione contro il nemico, hanno dato la sensazione che ci fosse chissà quale pericolo per la democrazia».

Ci sono stati colpi bassi? Lei ha anche avuto i complimenti di Sala e dei dirigenti Pd.

«Da noi nessun colpo basso. E i complimenti mi fanno piacere. Io sono stato tanti anni nelle istituzioni. Mi conoscono, sono determinato ma leale e rispettoso. Stefano colpi bassi ne ha subiti, è stato accostato a Hitler, come se stessero vincendo i nazisti. Incredibile».

Parisi è stato troppo moderato?

«Non credo che ci siamo ammalati di troppo centrismo, non abbiamo avuto abbastanza tempo per convincere tutti. Andando in giro, nessuno ha detto siete troppo moderati, semmai Parisi ci piace ma qualche suo compagno di strada no. Gli altri hanno fatto una campagna attaccandoci sui compagni di strada, un motivo c'è».

Lei è un esponente di Forza Italia...

«Certo, dal '94 senza mai tentennamenti, è stata la coordinatrice regionale di Forza Italia Mariastella Gelmini a propormi in questo ruolo».

Ignazio La Russa di Fratelli d'Italia ha criticato la linea, il leader leghista Matteo Salvini i centristi...

«La Russa non porta neanche un eletto, è lui che deve fare un'analisi. Se Lega o Fdi avessero preso più voti, noi festeggeremmo la vittoria. Se abbiamo sbagliato dobbiamo tutti fare autocritica ma nessuno ha imposto un modello agli altri. Io ho colto nei nostri elettori una certa stanchezza per certi personaggi di ieri, non per Parisi. Semmai non c'è stata l'intelligenza di capire che era il momento di farsi un po' da parte. E non parlo di Salvini».

Salvini è stato leale?

«Sì. Per lealtà ha fatto una campagna che non era la sua e giustamente il giorno dopo è legittimato a criticare. Altri fino all'ultimo i in prima fila, su cosa recriminano?».

La destra non ha eletti per la prima volta.

«Fdi non deve prendersela con i Parisi o Forza Italia. Ha tanti giovani, riparta da loro. Il collante della sinistra non è stata l'avversione a Parisi ma lo spauracchio che saltassero fuori certi personaggi che trasversalmente non vanno giù. E poi candidati meno moderati, altrove, non mi sembra siano andati meglio».

Parisi però non ce l'ha fatta.

«Puntava a vincere ma è un risultato straordinario, per un soffio non ha conquistato Milano. In questo momento...Sala stava pescando nel nostro elettorato, noi avevamo perso tutte le ultime elezioni. Poi, non bastano gli identikit».

Cosa serve?

«Idee e uomini. Le cose che dicevamo nel 94 sono, parola per parola, le idee giuste per la maggioranza degli elettori. Dobbiamo proporre uomini credibili».

Il centrodestra cosa deve fare?

«La Lega è un alleato strategico ma non mi sembra una vittoria guastata dal candidato. È andata meno bene del previsto ed è stata un dispiacere per tutti ma governiamo insieme la Regione e credo che continueremo a stare insieme».

Un Parisi «sulla ruspa» non avrebbe vinto, insomma.

«Se l'avesse fatto sarebbe stato peggio ma non c'è la controprova. A me questo risultato porta a dire che abbiamo una chance alle politiche. Altri risultati non danno lo stesso grado di fiducia. Parisi teniamocelo stretto».