«Non confondiamo la cultura col tempo libero»

«La cultura deve sostenere lo sviluppo del commercio, dell'economia, della politica? Ma chi sostiene la cultura?». Massimiliano Finazzer Flory, scrittore e giornalista, per anni direttore artistico della rassegna culturale estiva all'Ottagono, risponde con una domanda all'appello lanciato dal sindaco Letizia Moratti al mondo del commercio, della cultura e della moda per una Milano «mai più chiusa ad agosto». Il problema, secondo l'intellettuale milanese che questa sera è a Cortina per una serata letteraria con Eva Cantarella e Natalia Aspesi, è uno solo: «Come fa la politica a parlare di cultura se poi è prevista nel bilancio di un ente locale come Milano una quota di risorse economiche modeste se non umilianti?». In altri termini: «In agosto gli intellettuali milanesi non scappano dalla città per snobismo o capriccio, ma perché non sono messi nelle condizioni di lavorare a dovere. Per creare eventi di qualità servono finanziamenti: la cultura non può essere confusa con i programmi dedicati al tempo libero». E sulla proposta sollevata dall'assessore al Commercio Tiziana Maiolo di alzare il sipario della Scala anche in agosto commenta: «Ha senso se si riesce ad imbastire un cartellone alternativo all'offerta europea: Salisburgo insegna».
Grazie a «La bella estate» fortemente voluta da Sgarbi, ai turisti e ai milanesi non mancano in questi giorni le mostre aperte da visitare, sebbene sia da segnalare - annoso problema da risolvere in collaborazione con la curia - la chiusura per tutto il mese di agosto di alcune delle chiese cittadine più belle come Santa Maria presso San Satiro, in via Torino. Mancano piuttosto eventi culturali di qualità, magari all'ora del crepuscolo: assenti dibattiti pubblici, presentazioni librarie, spettacoli teatrali al chiuso o sotto le stelle. «Milano deve capire che i primi turisti sono i suoi cittadini - continua Finazzer Flory -. Se Palazzo Marino vuole fare cultura è sufficiente che venga al centro della Galleria: dal 2000 al 2006 abbiamo portato filosofia, letteratura, teatro e arte all'Ottagono restituendo a quello spazio un senso non solo commerciale e con successo di pubblico. Non mi è sembrato che la politica se ne sia accorta».