«Non vuoi battere? Ti do fuoco»

La «professione» della moglie costituiva per lui un introito cospicuo e sicuro. Così, trovandosi davanti all'eventualità di perderlo, ha reagito prima con calma, scatenando poi tutta la violenza che, probabilmente, lo ha sempre contraddistinto. Rica Manole, 48 anni, romeno, è ora in carcere per mano dei carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Milano con l'accusa di tentato omicidio plurimo e sfruttamento della prostituzione. Giovedì 18 luglio, il romeno - un energumeno tatuato e amante dell'abbigliamento in pelle - armato di una bottiglietta d'alcol e di un accendino, davanti a un bar di viale Certosa ha dato fuoco infatti alla moglie 31enne Christina M., una connazionale e a Ibrahim E. S., un muratore egiziano 38enne con il quale la poveretta avrebbe desiderato rifarsi una vita e smettere di prostituirsi come invece il consorte la obbligava a fare praticamente dal giorno seguente le loro nozze. Ora la donna si è salvata, seppur in extremis, grazie alle cure ricevute al Centro grandi ustionati dell'ospedale Niguarda. Tuttavia la sua esistenza - con il 40 per cento del corpo dilaniato da ustioni di terzo grado e il volto sfigurato - non sarà mai più quella di prima. Se vuole sopravvivere, infatti, dovrà seguire una profilassi specifica per oltre due anni, senza mai abbassare la guardia. È andata meglio invece al suo amico, il cui corpo è stato deturpato «solo» per il 18 per cento della superficie, seppur sempre da ustioni di terzo grado.
Giovedì scorso Manole ha atteso, a loro insaputa, la moglie e il nuovo compagno in un bar di viale Certosa che la coppia frequenta da qualche tempo. Mentre l'uomo e la donna si avvicinavano al locale, dopo aver fatto la spesa al supermercato, hanno notato il romeno seduto a un tavolino esterno che, con fare conciliante, li invitava a bere qualcosa e a fare due chiacchiere. Così i due, seppure inizialmente piuttosto guardinghi, si sono accomodati: che cosa poteva accadere - avranno pensato - lì, in un locale pubblico e davanti a tutti? In apparenza nulla, anche se Christina, conoscendo il marito, forse avrebbe dovuto insospettirsi e andarsene immediatamente. I tre hanno discusso piuttosto animatamente, ma senza mai trascendere, come hanno confermato i numerosi testimoni. Quindi, nel momento in cui Manole ha capito che l'atmosfera era sufficientemente rilassata e i suoi «ospiti» stavano bevendo tranquilli, è stato velocissimo: ha estratto una boccetta di alcol con il quale ha cosparso la moglie e l'egiziano e poi ha appiccato le fiamme sui loro corpi con l'accendino. Il fuoco è divampato talmente in fretta che anche lui, il romeno, non è riuscito a farla franca del tutto, ustionandosi un braccio. La moglie, in preda a dolori lancinanti, è corsa nel bar dove la titolare le ha rovesciato addosso un secchio d'acqua per spegnere il fuoco. Sul posto sono arrivate poi le ambulanze. Manole è stato portato al S. Carlo e subito dimesso, quindi è finito in caserma dove i militari lo hanno arrestato. I due amanti hanno avuto la peggio e restano ricoverati.