«Il nostro bar fuorilegge? È colpa solo del Comune»

Il vincitore del bando: «Mancano collaudi e agibilità e l'impianto elettrico non basta neppure per fare i caffè»

«Il Comune ci “concede” una proroga per i lavori fino al 15 giugno? Ma qui manca tutto! Questa della Nuova Darsena, per quanto ci riguarda, è una struttura ghost, una struttura fantasma . L'immobile del bar c'è stato consegnato il 23 gennaio scorso, abbiamo pagato tutto e inoltrato le richieste necessarie, ma non c'è ancora il collaudo della struttura, il collaudo e la dichiarazione di conformità delle vie di fumo e dell'aria condizionata e anche l'esterno non ha l'agibilità: l'architetto venuto da Firenze a mettere mano a Milano, ha dimenticato di creare il passaggio dei cavi sia sulla pubblica via sia nella struttura! Quindi noi non possiamo mettere all'esterno del locale nemmeno una sedia anche se la richiesta di plateatico che l'ufficio stampa di Palazzo Marino sostiene di non aver mai ricevuto, è stata presentata al signor Luca Apolloni agli uffici del Demanio lacustre al quarto piano degli uffici comunali di via Larga!».

Da quando Michele Sterlacci ha vinto la gara d'appalto per il bar sulla Darsena sostiene di non aver fatto che pagare senza ricevere nulla in cambio, obbligato ad arrangiarsi in tutto. E il suo avvocato, Vincenzo Zagami, cerca di tutelarne l'immagine che, a suo dire, Palazzo Marino tenta di offuscare a ogni costo per ragioni indecifrabili. Nell'ultimo round, come pubblicato da I l Giornale giovedì 21 maggio, il Comune «minaccia» di revocare il contratto alla «Miki food», la società di Sterlacci, se non finirà i lavori di ristrutturazione entro metà giugno.

«Siamo rimasti soli con problemi che da soli non possiamo risolvere. E il 25 aprile, alla vigilia dell'inaugurazione della Nuova Darsena, abbiamo ricevuto una telefonata nella quale il Comune ci ordinava di aprire con toni perentori: “il sindaco e l'assessore D'Alfonso esigono che voi apriate domani e i giorni successivi, per dare un servizio alla gente”. Siamo stati accondiscendenti, abbiamo fatto tutto quello potevamo considerando che dal 23 gennaio, cioè da quando ci hanno consegnato i muri del bar, abbiamo pagato 55mila euro di canone. Anche con il bagno siamo stati tolleranti, disponibili: in pochi sanno che è l'unica toilette di tutta la struttura del mercato sulla Nuova Darsena. Ce l'hanno dato vuoto e lo abbiamo arredato noi, con il nostro denaro, ma lo utilizzano tutti. Poi, però, i referenti amministrativi del Comune ci dicono che per ottenere il collaudo della struttura e l'agibilità dell'area e degli impianti si deve muovere l'ufficio tecnico comunale che, a sua volta, deve ricevere l'input dall'assessore al Commercio d'Alfonso - continua l'avvocato Zagami -. Abbiamo 85mila euro di arredi già pagati da posizionare nel bar, ma visto che non abbiamo il collaudo e l'agibilità del locale qualora ci fosse un'ispezione ci potrebbero sequestrare il bar con tutti gli arredi dentro. Per questo siamo in attesa del Comune prima di disporre l'arredamento: non possiamo perdere altro denaro!».

Zagami, però, ha altro da precisare. «Il locale del mercato della Darsena, compreso il bar di Sterlacci, è costruito su 4 pali mantenuti da infissi di vetro e scatolato. La copertura del bar è in polistirolo e sotto la lamiera ondulata in lamiera, non c'è solaio. Nel locale non ci sono strutture dove ancorare le scaffalature senza rischiare che ci cada tutto. Mercoledì sono andato al 24esimo piano di via Pirelli 39 a parlare con l'ingegnere responsabile dei lavori per spiegargli che così Sterlacci non può lavorare e sono stato cacciato in malo modo: mi hanno detto che non devo più rompere e i lavori li faranno quando lo decidono loro! Qualche giorno fa, però, il nostro elettricista di fiducia, pagato a nostre spese, ci ha spiegato che anche l'impianto elettrico non è adatto: per la macchina del caffè servono 380 volt e l'attuale impianto ne prevede 220: se andavamo a collegare la macchina potevamo restare fulminati!».