«Notre Dame de Paris», quindici anni di show

«Festa» e repliche per la versione italiana con l'indimenticabile colonna sonora di Cocciante

Ferruccio Gattuso

Un'opera moderna e non un musical, un dramma ispirato a un grande classico della letteratura, uno spettacolo dall'impianto faraonico che chiede molto ai realizzatori ma anche al pubblico che ne segue la storia: «Notre Dame de Paris» sulle musiche di Riccardo Cocciante e con il libretto di Luc Ploamondon è da molti anni un titolo ricorrente sui palcoscenici europei e mondiali, dall'Inghilterra alla Svizzera, dalla Russia alla Cina al Giappone, fino a Corea e Canada, e in decine di altri paesi: nel nostro Paese torna per festeggiare i quindici anni della versione italiana (esordì il il 14 marzo 2002, al Gran Teatro di Roma) cui ha lavorato Pasquale Panella, firma legata alla storia del cantautorato di casa nostra, dallo stesso Cocciante a Lucio Battisti.

Dalle pagine di Victor Hugo al palcoscenico, «Notre Dame de Paris» ha costituito una rilettura capace sono parole del compositore - «di cambiare il modo di pensare e realizzare un certo tipo di spettacolo». Non il musical «lustrini e paillettes», bensì qualcosa di simile all'opera lirica: una creazione cui seguirono, negli anni successivi analoghi tentativi, alcuni riusciti altri meno, come la Tosca di Lucio Dalla e il «Romeo e Giulietta» di Gérard Presgurvic. Fino al 19 marzo «Notre Dame de Paris» è in cartellone al Teatro Linear4Ciak (ore 21, sabato ore 16 e ore 21, domenica ore 16, ingresso 69-23 euro, info 02.54.66.367) festeggiando e continuando un successo fatto di tre milioni e mezzo di spettatori per oltre mille repliche in tutta Italia.

La storia è quella risaputa - e in fondo mutuata da una fiaba più antica, quel «La Bella e la Bestia» che di questi tempi torna al cinema nella nuova versione in live action della Disney - dell'infelice e mostruoso gobbo Quasimodo, nascosto tra le guglie della splendida Cattedrale di Parigi, del suo amore impossibile e taciuto per la bella zingara Esmeralda, del dell'ossessione per costei da parte del perfido e potente Frollo, e di come il Gobbo si scarificherà per la donna, il cui sguardo innamorato va a ben altri. Nei ruoli dei principali protagonisti, per festeggiare il quindicesimo tutto italiano dell'opera, tornano nel cast Lola Ponce, Giò Di Tonno e Vittorio Matteucci. Insieme a loro, un cast rinnovato tra gli attori e trenta performer, con la regia di Gilles Maheu, ricca scenografia di Christian Rätz, i costumi di Fred Ssthal e le coreografie di Martino Mller. Sul suo ennesimo ritorno al ruolo, Lola Ponce afferma: «Sono felicissima di tornare a essere Esmeralda: interpretarla è come ripensare a tutta la mia carriera artistica. Dalla prima volta che ho vestito i panni della zingara di Notre Dame molte cose sono cambiate: sono diventata madre, ho sperimentato una nuova forma di amore. Penso che queste esperienze possano dare al mio ruolo nuove sfumature: Esmeralda è ancora più passionale e legata all'idea di libertà».

Sul ritorno nei panni del Gobbo in «Notre Dame de Paris» Giò Di Tonno ammette che «Il mio sì non è stato immediato: avevo lasciato il ruolo per una certa stanchezza, e temevo che quella sensazione si ripetesse. In fondo, avevamo fatto centinaia di repliche. Poi però il contatto con gli altri membri del cast ha portato immediatamente all'antica alchimia. E tutto è andato liscio».