NOVITÀ «Credoinunsolodio» mette a confronto i drammi di tre donne israelo-palestinesi

L'eredità del regista che dirigeva il teatro resta nel programma del prossimo anno Sarà in scena anche la sua ultima fatica

La stagione numero 69 del Piccolo si annuncia come la più ronconiana della sua storia. Di Luca Ronconi, che si è spento a febbraio mentre era alla guida del teatro, la programmazione 2015-2016 non comprende alcune regie: il suo ultimo spettacolo, Lehmann Trilogy , resterà in scena al Grassi fino al 31. Però le tracce della sua poetica, dei suoi gusti, delle sue scelte in termini di collaboratori, drammaturghi e testi, saranno più che mai evidenti nel corso della prossima annata.

A cominciare da Pirandello, un autore che nel complesso non amava, ma di cui apprezzava molto i due testi che saranno proposti dal Piccolo: Questa sera si recita a soggetto , in calendario a febbraio con la regia di Federico Tiezzi, e I giganti della montagna rivisitati da Roberto Latini in maggio. Può essere considerato un omaggio implicito a Ronconi anche Giordano Bruno , l'opera lirica che andrà in scena sul palco dello Strehler a novembre: l'allestimento nel 2001 di una commedia di Bruno, il Candelaio , resta uno dei suoi più spiazzanti e memorabili successi.

Da quest'anno inoltre la scuola di teatro del Piccolo si chiamerà Scuola Luca Ronconi e sarà diretta da uno dei suoi attori di riferimento, Giovanni Crippa, e dal suo storico aiuto-regista, Carmelo Rifici (appena nominato direttore del Teatro di Lugano), di cui a gennaio vedremo sul palco dello Studio una versione del Gabbiano di Cechov. Come aiuto-regista del Candelaio ha esordito in teatro Stefano Massini, il drammaturgo che ha assunto il ruolo che era di Ronconi, quello di consulente artistico del Piccolo.

Trentanovenne, fiorentino, drammaturgo italiano contemporaneo tra i più noti nel mondo, Massini è l'autore di Lehman Trilogy e di altri 14 testi, due dei quali andranno in scena nella prossima stagione. In calendario a dicembre, Credoinunsolodio mette a confronto le esistenze di tre donne coinvolte nel conflitto israelo-palestinese. Sette minuti, in scena a febbraio sul palco dello Strehler, narra le vicende di 11 operaie a rischio di licenziamento qualora non rinuncino a sette minuti della loro pausa.

Massini è un autore che, attraverso la scrittura drammaturgica, si prefigge di «descrivere la complessità dell'oggi», di sondare i risvolti umani dei processi sociali in atto, e di farlo con un linguaggio e soprattutto un ritmo scenico coinvolgente, senza scadere nel mero documentarismo di parecchio «teatro di narrazione».

Probabilmente il direttore del Piccolo, Sergio Escobar, lo ha scelto anche per questo: cioè per continuare quel percorso di indagine sulle dinamiche economiche, sull'evoluzione degli assetti di potere e sulle sue ricadute sulla vita collettiva, che aveva già condotto insieme con Ronconi in spettacoli come La società degli uomini e lo stesso Lehman Trilogy .

È inevitabile però che a favore di Massini abbia giocato, almeno quanto la competenza e la notorietà, il fattore-età. Per un teatro come il Piccolo, che ha quasi il 50% degli spettatori composto da studenti, un consulente artistico giovane, e per giunta con uno spiccato talento divulgativo, non può che rappresentare una buona notizia.