Nozze gay, Pisapia fa i preparativi

Palazzo Marino pronto a trascrivere le unioni omosessuali contratte all'estero. Majorino: «Sono d'accordo»

Milano come Bologna, Grosseto, Napoli? Presto anche palazzo Marino potrebbe dare il suo via libera alla trascrizione dei matrimoni omosessuali contratti all'estero. Questa almeno la sfida politica che la maggioranza in consiglio sta cercando di portare avanti. La cronaca: ieri mattina una dozzina di coppie omosessuali sposate fuori dall'Italia si sono riunite davanti all'anagrafe per chiedere la trascrizione della propria unione «al pari delle altre coppie che scelgono un matrimonio all'estero». Obiettivo: sollecitare una «posizione definitiva» del sindaco Giuliano Pisapia, che - si legge nella nota sottoscritta dal gruppo - «da oltre quattro mesi ha avviato tramite l'assessore alle politiche sociali Pierfrancesco Majorino un confronto con Rete Lenford finito due mesi fa in un vicolo cieco». «Alcuni noi - dicono - hanno già in tasca un rifiuto formale alla trascrizione da parte del Comune di Milano per contrarietà all'ordine pubblico, una motivazione già ampiamente smentita dalla Corte di Cassazione». «Non c'è nessun “vicolo cieco” ma una decisione che verrà presa dall'amministrazione - replica piccato l'assessore Majorino -. Io ho già detto personalmente di essere d'accordo con le trascrizioni. Anche se ovviamente si tratta di un atto solo simbolico in assenza di un intervento del Parlamento».

Ma il percorso politico, o meglio il lavoro per preparare il terreno a una decisione destinata a far discutere e dividere il parlamentino, è già stato avviato da tempo. Non solo con il dialogo aperto con Rete Lenford, l'associazione di avvocati per i diritti Lgbti, ma tramite due mozioni depositate da consiglieri della maggioranza e una lettera diretta al sindaco. In sostanza il pressing è partito. «Caro Sindaco - scrive Rosaria Iardino, consigliere comunale del Pd e attivista per i diritti lgbt - anche il Comune di Bologna ha deciso di registrare l'atto di matrimonio celebrato all'estero da parte di coppie omosessuali, stante questa novità mi chiedo se rispetto alla verifica fatta a giugno dai nostri Uffici, ci possa essere la volontà politica di superare qualsiasi ostacolo che permetta anche a Milano di svolgere questo tipo di operazione. Milano è stata apripista sul fronte dei registri comunali dell'unioni civili, non vorrei su questa partita che diventassimo fanalino di coda, certa dell'attenzione che da sempre ti contraddistingue su questi temi resto in attesa di una tua valutazione». Sembra che l'avvocato prestato alla politica abbia già dichiarato la sua intenzione a seguire l'esempio di Grosseto, Napoli, Bologna, Empoli, Reggio ma che stia studiando modi e tempi per l'operazione. Tradotto: riuscire a fare il grande passo senza poi doversi rimangiare la parola. Non essendo nemmeno la prima amministrazione ad aprire in tal senso.

Sullo sfondo la sentenza del tribunale di Grosseto (9 aprile) secondo cui «la trascrizione del matrimonio tra omosessuali non è contrario all'ordine pubblico, è valido e produce effetti giuridici nel luogo in cui è stato pubblicato (...) Non sussiste né a livello di legislazione interna né nelle norme di diritto internazionale privato, un riferimento alla diversità di sesso quale condizione necessaria per contrarre matrimonio». «Prendiamo atto che la giurisprudenza è più avanti della politica - tuona Luca Gibillini, primo firmatario della mozione - in assenza di una legge nazionale, il Comune di Milano può dare un segnale forte».