Per la nuova Sinigaglia più polemiche che clienti

Stefania Malacrida

Musi lunghi, braccia incrociate. Proprio non è giornata per gli ambulanti della fiera di Sinigaglia, al loro primo sabato nella nuova sede dietro Porta Genova. Arrivederci Darsena, dove fino al 2007 campeggeranno le ruspe per la realizzazione del parcheggio sotterraneo. Per almeno i prossimi tre anni l’orizzonte dello storico mercatino sarà ben diverso dall’acqua e dagli alberi del Naviglio. Al loro posto la catena non ininterrotta di fabbriche a ridosso dello scalo ferroviario, sull’alzaia adiacente alla via Ludovico il Moro.
I venditori scuotono il capo: «È una zona ai margini della vita cittadina» dicono all’assessore al Commercio Roberto Predolin, in visita tra le bancarelle nella giornata inaugurale del dopo-trasloco. La pioggia di lamentele è inarrestabile: niente bar, niente acqua corrente, niente illuminazione. Niente passanti perché la fiera è separata dalla strada da un muro. Infine il problema dei servizi igienici: un paio di cabine chimiche, disposte alla meno peggio sotto l’insegna arcuata di un autolavaggio all’ingresso dell’area. «Avrebbero dovuto scriverci “il lavoro rende liberi“ - commenta uno degli ambulanti in vena di humour nero -. Ci sono anche i binari del treno come ad Auschwitz!».
Mani avanti, l’assessore invita alla calma: «L’illuminazione ci sarà presto - promette -. Faremo il possibile per abbattere un pezzo di muro per rendere il mercato comunicante con la strada e sarà costruito un ponte tra una sponda del Naviglio e l’altra. Poi la fiera sarà presidiata dai vigili».
Eccola la vera, l’unica consolazione di un trasloco vissuto come un trauma: la presenza della Polizia municipale, da sempre invocata per combattere la piaga dell’abusivismo. Ieri i ghisa erano otto. Ma i venditori regolari, restano scettici: «Arriveranno, arriveranno - dicono -, e si metteranno lì». Il dito punta su uno spiazzo vuoto, largo alcune centinaia di metri quadri, situato di fronte all’edificio abbandonato di una ex ditta di trasporti. La struttura avrebbe «il tetto in eternit» assicurano gli ambulanti. Tant’è vero che lo slargo antistante è stato lasciato vuoto dalle autorità proprio per accontentare chi aveva denunciato il presunto inquinamento dell’area dismessa, in odore di amianto scoperto. «Non c’è pericolo. La zona è bonificata» rispondono dal Comune. Il popolo degli ambulanti però non tira sospiri di sollievo.
La giornata prosegue in un clima di attesa. Tra i clienti non mancano gli affezionati del mercatino delle pulci, gli irriducibili della pratica di trovare l’introvabile. Qualcuno cerca al banco del ferramenta i rivetti per sistemare il tetto dell’auto ormai fuori produzione; altri spulciano tra i numeri di Tex alla caccia dell’ennesimo pezzo da collezione. Ma a fine giornata le vendite sono poche. Difficile fare un bilancio definitivo in un mese di magra come agosto. Ma le voci parlano di un 50 per cento di vendite stimate in meno. E c’è chi non vuole correre rischi: «Siamo confinati in un ghetto - afferma lapidaria Beatrice Rossi, rappresentante del neonato Comitato Fiera di Sinigaglia -. E vogliamo la garanzia di tornare in Darsena».