La nuova vita del Duomo tra restauri ad alta quota e sorveglianza hi-tech

Con un occhio all'arte e uno alla sicurezza ha bisogno di cure costanti. Privati in campo

«È nata in un tempo in cui l'uomo moriva in 24 ore di setticemia, ma sapeva pensare una magnificenza capace di durare nei secoli. E soprattutto oggi il Duomo è una cattedrale gotica medioevale ancora perfettamente viva». A spiegarlo il direttore dei Cantieri della Veneranda Fabbrica Francesco Canali, ma anche quelle impalcature che perennemente ne abbracciano le forme maestose. Costosissime, tanto che ora il piano dei lavori proverbialmente infiniti, sta immaginando di sfruttare almeno in parte quelle usate per il restauro della Guglia maggiore e del tiburio (mancano ancora due o tre anni) e per i quattro gugliotti. Poi, cassa permettendo, la fiancata verso la Rinascente. Al lavoro in pianta fissa 120 selezionatissimi artigiani (o forse meglio artisti) capaci di sostituire i blocchi del prezioso marmo di Candoglia del peso di diversi quintali ad altezze che sfiorano le nuvole. Tutto questo mentre è entrato in funzione l'appena terminato impianto di illuminazione che ha dato nuova vita ai capolavori consentendo anche di ridurre ad un terzo il consumo di energia e dallo scorso 27 novembre anche quello per la sicurezza. Modernissimo e con le sue 40 telecamere «paragonabile per soluzioni tecnologiche - spiega l'ingegnere Pietro Palladino - a quello del super controllato aeroporto di Heathrow a Londra». Un preallarme scatta solo se qualcuno comincia a correre.

Perché con i suoi due milioni e 200mila visitatori all'anno (più i fedeli) il Duomo ha bisogno di cure. Di ogni tipo, tanto che il presidente Fedele Confalonieri annuncia che presto oltre a quelli delle forze dell'ordine ci saranno anche altri uomini impiegati nella sorveglianza. Un'occasione per fare un bilancio dei primi otto mesi del numero uno Mediaset alla presidenza della Veneranda Fabbrica. «Un'esperienza bellissima che mi consente di passare dall'Isola dei famosi a una cosa che ha 630 anni di storia. Io amo sant'Ambrogio, ma il Duomo è questa roba che esplode con tutta la sua bellezza in mezzo alla città». Non solo. «Qui c'è tutta la milanesità: la religione, la cultura, la tecnica, le capacità imprenditoriali, la generosità. Leonardo e Bramante». Gli fa eco monsignor Borgonovo che da religioso ne può sottolineare la «laicità». Perché «il Duomo non è della chiesa, è prima di tutto della città e infatti fu il duca Gian Galeazzo Visconti con una grande intuizione a istituire nel 1387 la Fabbrica, consegnandolo ai milanesi». A capo dell'Area Cultura e Conservazione, annuncia per giugno in cattedrale due Inni Sacri di Alessandro Manzoni musicati da Migliavacca con concerto d'organo.

E se non preoccupa il bilancio artistico e architettonico, qualche ansia c'è sempre per quello economico di una cattedrale che costa 30 milioni all'anno, appena 12 dei quali rientrano con la biglietteria. Di qui, «visti i tempi magri delle amministrazioni pubbliche», l'invito al buon cuore dei privati a proseguire in iniziative come l'Adotta una guglia che ha messo in fila nomi e marchi di prestigio come Caprotti, Fininvest, Mediolanum e Pirelli. Ma anche, racconta Confalonieri, «cittadini che con donazioni di 100 euro per aiutare il loro Duomo, hanno raggiunto quota 700mila».