La nuova vita «social» del Bacio d'arte più famoso d'Italia

Il Museo celebra il capolavoro di Hayez con una serie di eventi: un libro storico, una mostra itinerante, una «app» e un'asta

Sembra San Valentino, forse Natale, eppure a Milano, d'autunno, è già tempo di baci. Quelli d'arte firmati dal veneziano Francesco Hayez. Il suo celebre quadro del 1859 è un'icona di Milano ed uno dei manifesti del Risorgimento. Brera ha deciso di celebrarlo con una serie di eventi: un libro, una app, una mostra itinerante, un'asta benefica e, ben venga, anche una spolverata di sano marketing: il tutto per rendere giustizia a questa tela, troppo spesso «consumata e scartata» come fosse un cioccolatino, uno sfondo da selfie nell'elenco delle «res» milanesi da non perdere. «Lo guardano sì, ma forse non lo hanno mai visto davvero», sintetizza Sandrina Bandera che, sullo scadere del suo mandato braidense, è riuscita a portare a termine un'operazione nata mesi, grazie ad un tesoretto ricavato dagli introiti da copyright sull'utilizzo dell'immagine del quadro. Intanto, un nuovo libretto edito da Skirà, agile e completo, punta a ricostruire, con la competenza di Isabella Marelli, curatrice delle collezioni dell'Ottocento in Pinacoteca, non solo il bacio, ma i tanti baci di Hayez che dipinse almeno 7 versioni di questo «momento». C'è quella con il velo bianco a terra, c'è l'acquerello conservato all'Ambrosiana ed altri Baci di collezioni private di cui il libro ricostruisce le vicende. In estate, intanto, si era provveduto ad un piccolo trasloco e ad un tocco di maquillage: il quadro, infatti, è ora al centro della sala XXXVII, che già lo ospitava, e dialoga in modo più logico con le altre opere di Hayez dal «Pietro Rossi», a «Betsabea», da «Malinconia» al «ritratto di Manzoni». Nella stessa sala c'è anche il «Triste presentimento» di Induno che riproduce proprio «un bacino», la tela di Hayez in miniatura, appesa alle pareti della stanza. Tutti dettagli oggi più fruibili anche grazie ad una serie di tablet che, nella sala, raccontano il contesto storico e artistico. La nuova «app» interattiva offre anche brani musicali legati all'epoca. A firmarla è la società milanese Viva!, da 20 anni impegnata nella valorizzazione dei percorsi artistici di musei e chiese. «Questo intervento – spiega da Brera la direttrice Emanuela Daffra -, tanto semplice quanto anomalo, funziona da lente di ingrandimento su un quadro che tutti conosciamo ma forse non a fondo». Già, Hayez che, come Verdi o Manzoni contribuisce a formare una coscienza ed una identità italiana negli anni dell'unificazione. Il coro del Nabucco e le sue metafore di libertà, il Seicento di Manzoni con i suoi sposi giovani e promessi, guidati da provvidenza e speranza, altro non sono che un altro modo di dire «bacio». Una giovane scende una scala, il suo amato la afferra e la bacia. Un istante. Un messaggio universale, ma anche storico e pubblico se quel ragazzo è un soldato in partenza per le guerre di indipendenza e nell'abbraccio dei due ragazzi, i colori degli abiti formano un tricolore di passione che si scioglie nel bacio più famoso del mondo.