Al Nuovo dopo 40 anni sale ancora alta la Febbre del sabato sera

Riecco le musiche dei Bee Gees e John Travolta formato italiano nella versione del noto show

Ferruccio Gattuso

Nemmeno dopo quarant'anni esatti la febbre accenna ad andarsene. Nel corso dei decenni e nell'avvicendarsi delle generazioni la sua intensità è salita e scesa, ma grazie al cielo resta sempre fra noi, forte dei numeri del classico. Perché esattamente questo - un classico - è La Febbre del Sabato Sera: dal film del 1977 diretto da John Badham e interpretato da John Travolta di musica ne è passata per concerti, discoteche e nelle cuffie dei giovani, ma quel funky contagioso, quella melodia dance impastata del calore dei cori dei Bee Gees non è mai uscita di scena.

Dallo schermo al palcoscenico, Saturday Night Fever La Febbre del Sabato Sera ha avuto una seconda vita, cambiando un po' la sua natura. Oggi, il musical che passa dagli spettacolari numeri di danza di Tony Manero & co. torna in Italia, alla vigilia dei quarant'anni di vita del film e, parola di Claudio Insegno, «recupera la sua più intima anima». In cartellone al Teatro Nuovo da oggi al 29 gennaio (ore 20.45, sabato ore 15.30 e 20.45, domenica ore 15.30, 30 dicembre ore 17, 1 gennaio ore 17, ingresso 49,50-24,50, info 02.79.40.26.), il musical creato da Nick Cohn e Bee Gees vanta un cast di venti perfomer, orchestra dal vivo di dieci elementi diretta da Massimo Carrieri, nuove scenografie firmate da Roberto e Andrea Comotti, coreografie originali di Valeriano Longoni.

«Vidi il film con John Travolta da giovane: spiega il regista - l'ho amato senza riserve, visto e rivisto negli anni. Ecco perché non ho voluto tradirlo: ho contenuto un po' il tocco glamour e ho cercato di recuperare quello spirito di allora, più comico e allo stesso tempo più profondo». Nel ruolo che fu di Travolta c'è un predestinato: il pugliese Giuseppe Verzicco fu già Danny Zuko in Grease della Compagnia della Rancia, anch'esso un ruolo interpretato da Tarvolta sullo schermo. «Tra i due personaggi non c'è affinità, però prosegue Claudio Insegno . Per complessità, Tony Manero è molto di più del semplice sbruffoncello da liceo che è Danny Zuko». Senza contare la storia della Febbre: Tony conduce una prosaica esistenza come commesso di bottega nel New Jersey, e solo il sabato sera si trasforma in una sorta di supereroe, ballerino provetto nelle discoteche di New York. Frustrazioni e sete di rivincita lo portano a incrociare il destino con la fascinosa Stephanie Mangano, sofisticata ragazza upper class con cui potrebbe vincere una gara di ballo. Sullo sfondo, la colonna sonora più bella degli anni '70, con brani dei Bee Gees e non solo, da «Night Fever» a «How Deep Is Your Love», da «You Should Be Dancing» a «Disco Inferno».

A Milano, i musical si danno la staffetta fino a primavera. «Milano è un'isola felice spiega Insegno . Purtroppo la mia Roma è diventata una città dormiente, dove la gente preferisce restare in casa davanti alla tv, o passeggiare con la testa abbassata sul cellulare. È una città in attesa di un cambiamento che, lo dico con pessimismo, non verrà mai». A Milano un altro musical diretto dal regista romano - Jersey Boys - ha raccolto, sempre al Nuovo, un buon successo, per due stagioni consecutive: «Per di più con una storia non molto conosciuta qui in Italia conclude Insegno . Il cast ottimamente amalgamato, l'entusiasmo e l'allestimento ci hanno permesso di tentare la fortuna in Francia. Siamo stati due settimane alle Folies Bèrgers di Parigi, raccogliendo un successo imprevisto. Torneremo a San Valentino, stavolta con lo show tradotto in francese». E il prossimo anno? «Stiamo pensando a Spamalot dei mitici Monty Python, un titolo di culto».