Il nuovo affronto di Macao: hotel nell'area da sgomberare

All'ex macello occupato già arrivato l'avviso per liberare lo stabile Ma ora il collettivo apre un ostello con camere a 50 euro. Esentasse

Maria Sorbi

Una doppia costa 50 euro a notte, un letto nella camerata collettiva 25 euro. E per i più esosi c'è anche la possibilità di cenare a lume di candela, con tanto di champagne, a 150 euro. Benvenuti all'hotel Macao, dove si può dormire in ambientazioni di design all'avanguardia e dove la tassa di soggiorno nemmeno si sa lontanamente cos'è. In perfetto stile abusivo. Però con incassi veri.

Eccola l'ultima trovata degli artisti illegali che, dal 2012, occupano abusivamente l'ex macello di via Molise: fare cassa con un hotel improvvisato e, ça va sans dire, senza autorizzazioni durante il salone del Mobile.

Sulla testa di Macao pendono, nell'ordine: un esposto presentato nel 2012 dall'allora presidente della società Sogemi (proprietaria dello stabile e controllata del Comune), un esposto alla magistratura contro l'occupazione abusiva, uno sgombero preannunciato all'inizio dell'anno e mai effettuato. Ma la banda di Macao spa che fa? Se ne infischia e dà un ulteriore schiaffo alle istituzioni. E il Comune, che ha appena varato una legge per far pagare la tassa di soggiorno anche a chi affitta casa con Airbnb ed evitare la concorrenza sleale, lascia fare. Anche stavolta. Monta su tutte le furie Riccardo De Corato, rappresentante di Fratelli d'Italia, che, come se non bastassero le denunce già arrivate a Macao, rincara: «Presenterò un esposto alla magistratura e denuncerò tutto alla Corte dei Conti: quell'area avrebbe potuto rappresentare una fonte di introito per il Comune ma non è stato possibile utilizzarla». Al momento gli unici a fare affari sono gli abusivi e il loro hotel illegale. Per crearsi un alibi e non incappare nella morsa delle regole, quelli di Macao non parlano esplicitamente di hotel, ma di «intervento di ospitalità»: ad aiutarli nell'impresa gli allievi del Dirty and developement, distaccamento del Sandberg institute di Amsterdam, una prestigiosa scuola di design e belle arti olandese che pare sia rimasta affascinata dal mix di clandestinità e arte che si respira negli spazi dell'ex macello di via Molise.

«Nella Milano di Pisapia - denuncia De Corato - l'impunità regna sovrana. Se sei un cittadino milanese e vuoi investire nella tua città, devi presentare domande e passare controlli della Asl e di altri enti Comunali. Ma se fai parte della grande famiglia dei centri sociali passi subito al registratore di cassa. Il Leoncavallo per tutti loro ha fatto scuola: non centri sociali ma centri d'affari dovrebbero chiamarsi». Dal canto suo, l'attuale presidente di Sogemi, Paolo Zinna, si limita a specificare che «Sogemi seguirà le indicazioni che arrivano da Comune». E ovviamente, ci si potrebbe scommettere sopra, dal Comune non arriverà nessuna indicazione. Nel silenzio delle istituzioni, Macao continua a fare i fatti suoi, sperando di essere messa in regola, un giorno, se no pazienza. La storia della Fabbrica del Vapore insegna che essere in regola non sempre conviene: si rischia di essere sfrattati.