Il nuovo record di Frida: da (modesta) pittrice a popstar regina di selfie

L'antologica ha chiuso col record di 358mila visitatori, la terza più vista di sempre in città

Dopo i record della mostra di Picasso nel 2012 e della rassegna Dentro Caravaggio che si è chiusa lo scorso gennaio, il programma espositivo del Comune di Milano inanella un nuovo trionfo: è la mostra Frida oltre il mito, che ha appena chiuso i battenti al Mudec con un numero di visitatori da capogiro, 358mila, piazzandosi al terzo posto tra le esposizioni più viste a Milano da sempre.

Addirittura, l'antologica dedicata alla pittrice messicana è stata per 11 settimane al primo posto delle mostre più visitate in tutt'Italia. Un successo oltre ogni aspettativa ma tuttavia intuibile dalle code interminabili che per quattro mesi hanno incredibilmente assiepato il Museo delle culture dell'ex Ansaldo; museo nato con altri scopi, ma perfettamente riuscito nella replica del format di Palazzo Reale, quello delle mostre «blockbuster».

Squadra che vince non si cambia, recita un vecchio detto, anche perchè nondimeno sono da considerare i successi di visitatori per mostre come Impressionismo e avanguardie dal Philadelphia museum», quella su Toulouse Lautrec o quella di Giotto, che hanno fatto registrare nell'ultimo anno un aumento complessivo del 30 per cento di visitatori a Palazzo Reale. Ma laddove può apparire comprensibile un trionfo come quello che ha visto 400mila persone accorrere all'esposizione dei venti capolavori di Caravaggio (nonostante ben più interessante fosse il percorso sui cavaraggeschi offerto dalle Gallerie d'Italia), lascia francamente di stucco il fenomeno di massa scatenato da Frida. Un fenomeno socio-mediatico, (ben più che artistico), non certo circoscritto al Mudec.

La «Fridamania» ha forse toccato il suo apice kitsch la scorsa estate al Museo d'arte di Dallas quando, in occasione del 110simo anniversario dell'artista, una folla di sosia di Frida tentò di iscriversi al Guinness dei primati. E il fenomeno inizialmente cinematografico (ben due i film sull'artista pasionaria) ha negli ultimi dieci anni scatenato un merchandising che vede il suo ritratto baffuto in abiti etnici ispirare linee di moda, gioielli e accessori e, in Italia, perfino un progetto editoriale intitolato Freeda Media. Siamo di fronte a un vero e proprio «mito», come del resto suggerisce il titolo della mostra del Mudec, legato a un personaggio perfetto per la contemporaneità, ovvero la donna forte, travagliata e sofferente, sessualmente ambigua, multietnica e di sinistra; ma anche colorata e facilissima da fruire, per lo stile accademico che nulla (ma proprio nulla) ha aggiunto al percorso della storia dell'arte. Di più la «popstar» Frida, con i suoi... 55 autoritratti, non poteva che essere consacrata dalla civiltà dei selfie e degli emoticon, incarnazione pura di quella civiltà dello spettacolo che ha ormai relegato la cultura, come scrive saggiamente il Nobel Vargas Llosa, a mero e divertente intrattenimento.

E allora gioire del suo record al Mudec fa il pari con la gioia che può aver suscitato (si fa per dire) il record italiano di cinespettatori ottenuto da Checco Zalone. Ma la cultura artistica, almeno quella che arriva da mano pubblica, dovrebbe anche saper offrire altro; se non fosse, come avviene a Milano, totalmente appaltata a fondazioni private che si occupano della programmazione. Loro sì, legittimate a gioire.