Un occhio nero per le donne

Professore anomalo, con quella capigliatura anarchica e la faccia stralunata. Ma guru, anzi santone, quello sì. Paolo Migone (nella foto) in effetti un guru lo è. Dell'autodifesa dalle donne. Il comico livornese, volto noto per le sue apparizioni sul palcoscenico di Zelig, è in scena fino al 21 aprile al Teatro Nuovo (ore 20.45, domenica ore 16, ingresso 39-20 euro, info 02.79.40.26), nel monologo «Gli uomini vengono da Marte, le donne da Venere». Il celeberrimo saggio del sociologo John Gray uscì nel 1992 e fece il botto, dopodiché qualche anno fa in Francia si pensò di farne una piéce. Il successo fu tale che l'idea venne tradotta in olandese, tedesco, spagnolo e ora anche italiano.
A dare veste italica al tutto ci pensa l'esperto di misoginia. Ma di una misogina speciale: «Ai miei spettacoli ridono tutti, anche e soprattutto le donne - spiega Migone - Questo perché ormai sia noi che loro abbiamo capito che bisogna farsene una ragione: le differenze e le incomprensioni fra uomo e donna non cambieranno mai. Si tratta di tessere compromessi e armistizi militari. Ecco perché il testo di Gray non accusa i suoi vent'anni di vita, anzi sembra scritto giovedì scorso». L'attore toscano si leva lo spolverino e l'occhio nero che gli fanno da divisa ben nota al pubblico di Zelig per fare il professore, armato di cattedra e lavagna luminosa: «Il testo di Gray - spiega - è pur sempre un saggio di sociologia, quindi ripetitivo nelle tesi e in alcuni passi noiosetto. Io l'ho corredato con la mia aneddotica. E poi si deve considerare che noi italiani siamo più scafati dei nostri colleghi maschi internazionali, dobbiamo gestire le venusiane più terribili, le italiane. Senza contare che sul tema del sesso abbiamo un umorismo più articolato».
Tanta comicità, dunque, ma anche un pizzico di mestizia perché, spiega, «quando ero giovane ero convinto che l'anima gemella dovesse essere una cosa sola con me. Invece si tratta di trovare un territorio comune dove patteggiare. Io vivo da 21 anni con una venusiana doc, e so cosa dico: lei è il cubo di Rubik, io le mani che lo maneggiano e non ci capiscono nulla».
Chissà se dallo spettacolo di Migone è anche possibile, come uomini, uscire più preparati all'eterna battaglia di resistenza: «Certo che sì - spiega lui - Serve guardare in faccia la realtà: la donna è più evoluta ma anche più cattiva dell'uomo. Ha memoria da elefante e non perdona». Possibile che le donne siano così terribili? «Ma no - sorride Migone - La donna ad esempio è più curiosa, se prende un libro lo finisce, è un segugio. L'uomo è pigro, oltre alla Gazzetta per lui c'è il deserto, non uscirebbe mai di casa».