Ora Rizzo spaventa Sala: «Il mio voto al manager? Dica qualcosa di sinistra»

L'ex candidato di Milano in Comune tiepido con l'uomo del Pd Anche i radicali frenano: «Ancora nessun accordo con mr Expo»

Maria Sorbi

Corteggiamenti in corso. Con tanto di telefonate, appuntamenti, promesse e doti ben esibite. Per strappare il sì c'è poco tempo e si taglia corto sui convenevoli. Il candidato Pd Giuseppe Sala ha iniziato la sua campagna acquisti e si lancia, in una spesa all'ingrosso di voti, tra Radicali e Gillini. Ma chi si deve far desiderare, lo sa fare molto bene e detta le condizioni dell'apparentamento, senza uscire allo scoperto. È troppo presto per parlo.

E poi c'è il partner più naturale, ma che in realtà è quello più ostico da conquistare: Basilio Rizzo, candidato ad hoc per rappresentare quella sinistra-sinistra anti Sala. Il suo pacchetto voti (19.143 preferenze) fa parecchia gola. Tanto che Sala - fa un pronostico il candidato di centrodestra Stefano Parisi - pur di ricompattarsi con l'ala Rizzo «cambierà il suo programma». «Io invece non credo che lo incontrerò - commenta - É un uomo di sinistra, va rispettato». Rizzo non è facilmente corteggiabile. Anche perché sostiene che la missione sua e del suo movimento si sia conclusa il 5 giugno: «Gli elettori della mia lista si sentirebbero offesi se gli venisse chiesto da che parte stanno. Il problema è che il candidato che vuole quei voti deve far capire da che parte sta lui».

Apparentamenti? «Non sposto pacchetti di voti - sostiene Rizzo, in Consiglio comunale ininterrottamente dal 1983 - perché non ne dispongo. È Sala che deve conquistarsi il consenso che al primo turno è andato alla mia lista».

La sinistra di Rizzo chiede di sapere quante risorse verranno destinate all'edilizia residenziale pubblica, quante alla creazione di nuovi posti di lavoro. Vuole la garanzia che le municipalizzate non vengano vendute per far cassa. «Se il candidato sindaco del centrosinistra verrà incontro a queste esigenze, noi saremo pronti ad ascoltarlo. Se invece ci sarà solo un generico richiamo a stringersi attorno a un candidato che si dice di sinistra, non credo che il nostro elettorato sarà interessato».

Altra partita aperta è quella con i Radicali (10.104 preferenze). Ieri Marco Cappato e Lorenzo Lipparini hanno incontrato Sala e oggi si preparano a parlare con Parisi. Si concederanno, forse, al miglior offerente ma al momento non hanno dichiarato di aver chiuso nessun accordo. Sul piatto, schietti e sintetici, mettono gli obbiettivi della propria campagna: «Il metodo referendario e dell'iniziativa popolare come strumenti di vera partecipazione, il merito dei referendum di «Milanosìmuove» per la conversione ecologica e sociale degli investimenti comunali, il rispetto delle regole di pubblicità degli atti e contro ogni privilegio e commistione di interessi pubblici e privati, le libertà civili ed economiche».

Partita in gioco anche quella con i Grillini: Gianluca Corrado ha ammesso la tentazione di fare lo sgambetto a Sala (e Renzi) e di appoggiare il centrodestra : «Tra i nostri simpatizzanti prevale il sentimento anti Renzi». Dal canto suo, Parisi, che non intende andare a bussare alla porta dei Cinque stelle, ha detto di immaginare «che molti guardino a noi. Quelli che vogliono cambiare la politica e avere più trasparenza, più legalità, più rapporto diretto con i cittadini non possono che guardare a noi». Non c'è ancora nessun accordo pre ballottaggio per Nicolò Mardegan (6.018 voti) ma «conoscono il mio numero di telefono se vogliono parlare». I Fuxia people (1.143 voti) appoggeranno «chi dimostrerà attenzione per le donne».