«Ora una task force per i controlli E Milano usi meglio gli incassi»

Il presidente degli albergatori: «Bene, ma è un primo passo»

Maurizio Naro, presidente di Apam (associazione albergatori Milano-Confcommercio), lo chiedevate da anni e finalmente AirBnb pagherà la tassa di soggiorno. Soddisfatto?

«Certo, ma diciamo che è il minimo sindacale..».

In che senso?

«Chi affitta casa attraverso portali on line dovrebbe registrarsi all'Albo del Comune, pubblicare il codice identificativo, ma ad oggi lo fanno solo 1.500 proprietari su una stima di circa 18mila appartamenti, meno del 10%. E per molti è una vera e propria attività imprenditoriale che andrebbe tracciata. Ma anche sul pagamento della cedolare secca gli operatori sollevano criticità».

Pensa che l'imposta di soggiorno accorcerà la distanza tra alberghi e l'offerta di AirBnb?

«Intanto spero che non sarà lasciato tutto alla buona fede e all'autocertificazione. Gli hotel versano la tassa al giorno per persona ed è tutto trasparente, il dubbio è che col pagamento attraverso la piattaforma sarà più facile evadere almeno sul numero degli ospiti. Il Comune dovrà mettere in piedi una task force per i controlli, sul modello di Barcellona che ci ha dedicato 40 persone e l'anno scorso ha multato oltre 3mila alloggi non in regola. Peraltro, come negli hotel, i titolari dovrebbero trasmettere alla questura copia dei documenti degli occupanti, nell'era di internet non è complicato».

La piattaforma continua a crescere, che impatto ha sul settore?

«Le strutture del centro non soffrono particolarmente, più quelle in provincia e in periferia perchè se un turista allo stesso prezzo trova un appartamento più vicino al Duomo preferisce. Ma gli hotel scontano una serie di obblighi che appesantiscono il costo finale, la concorrenza sleale potrebbe portare alla chiusura di molte attività medio-piccole, con il conseguente licenziamento di personale».

I suoi associati versano la tassa di soggiorno dal 2012. Viene davvero reinvestita nella promozione del turismo come prevede la legge?

«Molto poco, nel 2016 solo 1,8 milioni su circa 41 sono stati spesi per promozione e marketing».

ChiCa