Gli orologi ad acqua: ecco come Leonardo studiava il tempo

Cosa accomuna i manoscritti del Codice Atlantico di Leonardo agli orologi storici del museo L.u.ceum della maison Chopard? Oltre alla riflessione sullo scorrere del tempo, la meccanica di trasmissione temporale. Quella su cui Leonardo studiava e sperimentava. La stessa che, nel 1860 spinse Louis-Ulysse Chopard a creare il suo marchio di orologi. La liason fra i due mondi si comprende bene visitando la mostra «Da Vinci tra meccanica e tempo», da oggi fino a domenica 6 dicembre nella sala Fedriciana della Biblioteca Ambrosiana. Un percorso emozionale che parte con una serie di codici vinciani visibili per la prima volta al pubblico. Carteggi, teorie e progetti inediti, dai ponti mobili agli orologi «ad acqua»: una vera miniera di informazioni sul genio rinascimentale. Per preservarli dalla luce e dall’aria, i codici sono stati chiusi in teche di plexiglas, accanto alle quali si snoda il percorso temporale (a ritroso) degli orologi. Pezzi dal valore inestimabile, prestati dal museo L.u.ceum di Ginevra, fondato tre anni fa da Karl Friedrich Scheufele (la sua famiglia proprietaria del marchio dal ’63). Si parte dal più recente, un orologio di alta precisione da tasca datato 1860 (il primo prodotto da Chopard) per arrivare all’orologio da tavolo datato 1555. Questo è anche il capolavoro di arte orologiaia più antico in possesso del museo di Ginevra, che raccoglie decine di pezzi di antiquariato da tutta Europa. «Portiamo i nostri tesori nel tempio della cultura meneghina e ne siamo contenti» spiega Davide Traxler, ad Chopard per l’Italia. E proprio grazie a una donazione della maison svizzera alcuni quadri della Pinacoteca Ambrosiana saranno ristrutturati.