In ostaggio dei comitati che strillano

La giunta Albertini veniva spesso accusata di eccessivo decisionismo, di attuare i suoi programmi, dai box alle grandi operazioni urbanistiche, senza consultare o tenere nella dovuta considerazione le opinioni e, più spesso, le rimostranze dei tanti sedicenti «comitati di cittadini» - per altro sempre ostili alle iniziative dell'amministrazione. Meritata o ingiusta che fosse quell'accusa, la giunta Moratti fa di tutto per apparire anche in questo diversa, mostrando di voler consultare i cittadini per tenere nel dovuto conto le opinioni dei milanesi direttamente coinvolti dai programmi dell'amministrazione, soprattutto per quanto riguarda il traffico e la mobilità - vedi la tormentata vicenda del ticket - e l'urbanistica, com'è stato insistentemente sottolineato anche dall'assessore Masseroli con la presentazione delle linee generali del nuovo piano di assetto del territorio, quello che un tempo era il piano regolatore. Benissimo, è la strada giusta.
Con qualche condizione, però. La prima è che questo metodo non sia eccessivamente dilatorio e conduca comunque in tempi ragionevoli a una decisione. Democrazia è un mondo di decidere, non la paralisi. Ma democrazia è anche rispetto della rappresentanza reale, conferita dai cittadini con le elezioni ed espressa dal Consiglio comunale. È invece profondamente antidemocratico lasciare a gruppi dalla dubbia rappresentatività un paralizzante potere di veto. Spesso quei «comitati di cittadini» fanno molto chiasso per farsi ascoltare essendo in realtà estremamente minoritari. Si rischia insomma di ascoltare i pochi che protestano ignorando i molti che tacciono perché acconsentono.
Capita, ad esempio, di leggere le stesse firme contro i box, raccolte in zone diverse della città. Si tratta di puro agitazionismo, mentre la democrazia è una cosa seria, basata su meccanismi di formazione reale del consenso e della decisione. Non è una questione di strilli o di firme.