«Otto assessori pronti a fare il sindaco»

Franco D'Alfonso, ideologo arancione, frena le mire degli esterni: «Non voto chi non ha lavorato con noi in questi 5 anni»

Al Circolo de Amicis nel 2011 si riuniva la buona borghesia milanese con un obiettivo chiaro: «liberare» Milano dal centrodestra con Giuliano Pisapia sindaco. Giuristi, economisti, banchieri avevano fondato la lobby per il 51%, quella parte del «movimento arancione» meno pop della truppa dei comitati civici che organizzavano biciclettate con le bandierine arancioni o banchetti insieme a Paolo Limonta, braccio destro di Pisapia Franco D'Alfonso, assessore al Commercio che del primo movimento, diciamo così, più «alto», si è sempre professato l'ideologo, dopo la rinuncia del sindaco a ricandidarsi ha riunito al De Amicis martedì sera, con il club politico di ispirazione socialista Porto Franco, una ri-chiamata alle armi per ragionare sul 2016. «La comunicazione di Pisapia impone una accelerazione di tutti i processi politici nel laboratorio Milano - ha scritto nella lettera di invito girata al mondo borghese e di area socialista -. Il Club Porto Franco ha svolto anche al momento della nascita del "movimento arancione" nel 2010-2011 una piccola ma significativa funzione di luogo di dibattito libero ed aperto su ipotesi ed idee poco "ortodosse". C'è di nuovo bisogno di fantasia ed un pizzico di "pazzia", per non rendere l'esperienza di Milano di questi anni una parentesi di una modalità diversa di fare politica». Si aspettava, confessa il giorno dopo «una trentina di partecipanti, mentre eravamo più di cento. Poi non vuol dire..». Ma il movimento arancione riparte e ragiona non solo in chiave milanese ma di area metropolitana. Precisa che «allora si trattava di “liberare“ Milano mentre questa volta semmai bisognerà difendere il modello lanciato con l'amministrazione di Giuliano». Mentre circola da giorni il toto-nomi dei papabili alla successione, dall'assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino al senatore Pd Emanuele Fiano fino al presidente Inps Tito Boeri, che avendo un incarico istituzionale potrebbe tranquillamente ricevere un'investitura senza passare dalle primarie, l'«ideologo» arancione, chiamiamolo così, preferisce «non fare nomi, prima dobbiamo definire i politico, poi come immagino ci saranno le primarie», manda subito un messaggio molto chiaro al Pd: «Non voterò nè appoggerò dei candidati “Jolly“, che non c'entrano nulla con la buona amministrazione di questi 5 anni. Il candidato («o candidata») deve aver contribuito a vario titolo al lavoro della giunta». Non per forza un assessore in carica «anche se almeno 8 ne avrebbero le qualità». Cita «per fare un esempio» (dice) il presidente di Atm Bruno Rota, o di Sea Pietro Modiano, o quello di Sogemi Nicolò Dubini. Ma «possono anche non essere stati al vertice di società, l'importante è aver collaborato al nostro mandato». Tra i consulenti pro bono del Comune, ma ai tempi dell'ex assessore ala Cultura Stefano Boeri, c'è stato anche Alessandro Profumo, il banchiere in uscita dal Monte dei Paschi di Siena. Anche il suo nome è tra quelli che circolano.