Otto manager della Franco Tosi rinviati a giudizio per l'amianto

Dopo Pirelli e Alfa Romeo, un altro simbolo dell'industria lombarda si trova a fare i conti con il dramma silenzioso che si consumava dentro i suoi capannoni, l'avvelenamento da amianto. La Procura della Repubblica ha ottenuto il rinvio a giudizio degli uomini che sedevano al vertice della Franco Tosi d Legnano, la storica azienda metalmeccanica le cui turbine si vendevano in tutto il mondo. Anche nello stabilimento della Tosi, hanno stabilito le indagini del pm Maurizio Ascione, i rivestimenti in amianto contenuti nelle tute degli operai provocarono il mesotelioma in almeno trentacinque operai. Solo due di essi riuscirono a salvarsi.
Con l'accusa di omicidio colposo plurimo e di lesioni colpose, a partire dal 20 marzo prossimo verranno processati otto ex manager ed amministratori della Franco Tosi (oggi finita in amministrazione straordinaria dopo essere stata acquisita da un gruppo indiano) tra gli anni Settanta e Novanta. Il nome più importante è quello di Giampiero Pesenti, oggi presidente del gruppo Italcementi, che dal marzo 1973 all'aprile 1980 fece parte del comitato esecutivo dell'azienda. Secondo le indagini della Procura, i vertici aziendali avevano già allora informazioni sufficienti per rendersi conto del pericolo costituito dall'amianto e non fecero quanto in loro potere per rimuoverlo. In una dichiarazione, i legali di Pesenti hanno affermato ieri che «l'ingegner Giampiero Pesenti non ha mai ricoperto in Franco Tosi alcuna carica operativa» e ricordato che nel 2007 una indagine analoga si concluse col proscioglimento.