Padiglione Italia

La Tour Eiffel fu il regalo all'umanità dell'Expo parigina del 1889 e quello dell'edizione milanese del 2015 potrebbe essere l'elisir di lunga vita. Non è uno scherzo perché con l'Unesco sul punto di dichiarare la dieta mediterranea patrimonio dell'umanità, gli scienziati sono di fronte a un nuovo problema: a fronte di un'età dell'uomo che indubbiamente si allunga, ad ampliarsi altrettanto non è l'età sana. Ed ecco allora che il lascito dell'Expo 2015 potrebbe proprio essere il cibo mediterraneo come ricetta per una senilità in buona salute. E agli scettici pronti a obiettare che la dieta mediterranea non è cosa solo dell'Italia, ma del Mediterraneo appunto, la risposta è che proprio l'Italia offre nel cibo una continua e inarrestabile creatività. Vincente anche per una tecnologia in campo alimentare che non ha eguali nel mondo. E allora proprio per questo lo spazio messo a sua disposizione diventerà un affabulante caleidoscopo di colture e culture.
«Non bisogna fare alimentazione, bisogna fare mostra di arte culinaria» diceva un maestro come Gualtiero Marchesi le cui parole va a cercare il direttore Cesare Vaciago per raccontare il Padiglione Italia. E così si capisce bene perché il commissario generale di sezione per l'Italia Diana Bracco che è anche presidente di Expo 2015 Spa, abbia voluto oltre a Vaciago una figura trasversale come Marco Balich e due sociologi come Giuseppe De Rita e Aldo Bonomi. E a crederci è anche il premier Enrico Letta che ieri al Meeting di Rimini ha detto che «abbiamo una grande opportunità: nel 2015 faremo un grande Expo a Milano. Legato ai concetti di tempo, terra e bellezza».
Uno spazio diviso in tre parti: il Palazzo italia, il cardo Nord-Est Nord-Ovest e il cardo Sud sotto il decumano che ospiterà la parte artistica curata da Balich. Il cardo sarà delle Regioni, la parte del Palazzo, invece, per le istituzioni e la sponsorizzazione di associazioni come Federchimica, Assoalimentari, Salone del mobile che saranno curate dal Museo della Scienza e della tecnica e dalla Triennale. L'icona artistica del Palazzo, annuncia Vaciago, sarà ispirata a un imperativo che recita «cibo per la mente, cibo per il corpo e cibo per lo spirito». Ci sarà poi il padiglione dedicato alle regioni ispirato sempre dalla vena artistica di Balich e dal sapere sociologico di Bonomi e De Rita. Nel cardo così come a Shanghai prenderanno posto le Regioni, ma anche le città metropolitane o particolari aree territoriali che avranno a rotazione uno spazio. Ad ispirare il tutto la triade costituita da «cultura, coltura e panorama». Il cardo Sud-ovest, invece, ospiterà le griffe che hanno una grande storia di successo italiano da raccontare: Ferrero, Barilla, i grandi alimentaristi del nostro Paese. Senza dimenticare il futuro, perché al piano di sopra c'è spazio per i giovani e le start-up. E poi le imprese di alta gamma: la moda da sola, ma anche quella che si declina con l'alimentazione. E lo shop perché in milioni arriveranno da tutto il mondo per riportarsi a casa un pezzo d'Italia. «Noi offriamo un palcoscenico alle Regioni - spiega Vaciago - loro dovranno recitare se stesse». Un altro progetto riguarda le filiere tematiche con il ministero che vuole lo spazio per l'olio e il vino. E le altre filiere alimentari: pasta e riso, frutta e verdura, carne e salumi. Non ghiottoneria, ma lo studio del prodotto, «il racconto di un ciclo tecnologico affinatissimo - dice Vaciago - che fa degli italiani dei maestri». E proprio per questo non vogliono mancare Coldiretti e Confindustria che nel Padiglione ha deciso di organizzare la sua assemblea annuale del 2015. A chiudere il percorso, al centro di un lago di 56 metri ci sarà un grande albero dalla straordinaria potenza iconica. L'albero ayurvedico o quello di Avatar. L'albero del futuro, «la gioventù - dice Vaciago -, il vivaio che si sviluppa».
Ma non è finita. Perché il cibo è fatto non solo per parlarne, ma soprattutto per mangiarlo. E allora regioni e aziende saranno invitate a offrire dei finger food, assaggi gratuiti per far conoscere la cioccolata di Torino o i pizzoccheri della Valtellina. Ma spazio anche alle scuole di cucina o ai maestri pastai che insegneranno a fare la pasta a mano o la pizza. La tradizione d'Italia. E parlando di tradizione, in cima ci sarà un ristorante top dove a turno cucineranno i grandi chef pluristellati. Ma non solo loro. Spazio anche ai giovani chef più promettenti.