Via Padova, petizione contro la maxi moschea

Il centro ancora più grande del previsto: 8mila metri quadrati

Al consiglio di zona 3 sono già convinti che quella moschea è «di troppo» per Milano. Anzi, è «incompatibile ambientalmente» con la zona 3, quella che va da Cascina Gobba a viale Argonne. «È un progetto cui ci opporremo per nome e per conto dei residenti» spiega Leo Siegel, presidente della commissione zonale Lavori pubblici: «Ci sono due incompatibilità, la prima riguarda le caratteristiche costruttive - ad esempio, un marciapiede di un metro lungo il perimetro e le costruzioni su una curva cieca - e c’è poi la seconda che è relativa alla collocazione scelta, un’area già messa a dura prova con il mercato del baratto trasferito a forza un anno fa da Molino Dorino».
Virgolettato sottoscritto anche da Gianluca Boari, vicepresidente del parlamentino di quartiere: «Abbiamo fatto un sopralluogo per capire che accadrà al civico 366 di via Padova e abbiamo scoperto che lì sorgerà non una moschea bensì un insediamento islamico tra i maggiori dell’Italia del nord. Un centro, diciamo, polifunzionale con sale conferenza, sale congressi, negozi, biblioteche e un luogo di preghiera. Che aggiungere? L’impatto sul quartiere sarà de-va-stan-te».
Messaggio chiaro, niente sospetti o pregiudizi ma una fotografia dello stato delle cose che, continua Boari, impone al consiglio di zona di «compiere un passo indietro» ovvero di non dare il nullaosta, che è solo consultivo. Decisione che significa un passaggio in commissione urbanistica e poi nell’aula di Palazzo Marino, dove non mancano a sinistra i supporter della nuova moschea. Che, sorpresa, avvertono gli uffici dell’edilizia di via Pirelli non è di tremila metri quadrati bensì di quasi ottomila metri.
Infatti, il progetto firmato dall’architetto Khaled Alomari non prevede solo la riqualificazione dell’area Enel (acquistata da Waqf al Islami, ente dei beni islamici dell’Ucoii, ndr) che si estende su millequattrocento metri spalmati su tre livelli - interrato, seminterrato e primo piano. Il piano messo a punto dallo studio tecnico dell’ingegner Pietro Superina prevede interventi nell’area attigua alla struttura ex Enel di quasi millecinquecento metri dove si vuol far nascere un complesso islamico su tre piani.
«Alternativa all’attuale centro islamico di via Padova dove siamo in affitto: un passaggio definitivo quindi dalla provvisorietà alla proprietà di un bene inalienabile e incedibile» nota Alomari, che ha accompagnato il sopralluogo della commissione di zona. Intanto, nel quartiere c’è chi sta raccogliendo firme per reclamare il consiglio di zona a rispettare un impegno, quello di «non costruire moschee». Zelo che al parlamentino di zona 3, in via Sansovino, non ha bisogno di essere sostenuto.