Paesaggi, geishe ed eroi il favoloso mondo dell'arte di Kuniyoshi

Esposte 170 grafiche dell'artista che negli anni Trenta dipinse il «Mondo fluttuante»

Francesca Amè

C'è vita oltre «La grande onda» di Hokusai. Se è vero che l'arte giapponese ha i suoi consolidati estimatori e a Milano c'è una particolare attenzione per l'antiquariato del Sol Levante, così ben rappresentato da varie gallerie private, della produzione artistica dell'Ottocento si conosce poco. O meglio: si conoscono due nomi, il celeberrimo Hokusai, protagonista di tante fortunate mostre, e Hiroshige. In questi giorni la Permanente di via Turati ci offre invece l'occasione di ammirare da vicino un altro interessante esponente del cosiddetto «mondo fluttuante», come si chiama nella cultura nipponica l'età d'oro per le arti. «Kuniyoshi il visionario del mondo fluttuante» (da oggi e fino al 28 gennaio, www.lapermanente.it) si concentra sulla produzione tra gli anni Trenta e Quaranta dell'Ottocento firmata da Utagawa Kuniyoshi.

Il «visionario» del titolo della mostra, ben curata da Rossella Menegazzo (e prodotta da MondoMostre Skira che sta puntando molto su Milano in questi ultimi mesi, basti pensare all'investimento sul Caravaggio a Palazzo Reale) è più che azzeccato. Basta avvicinarsi alle xilografie esposte: ci sono pesci e fiori incantevoli, donne in chimono, gatti e samurai che farebbero pensare a una poetica tradizionale, e per molti versi simile a quella di Hokusai. E poi, accanto ai più delicati dei dipinti, compaiono ritratti grotteschi, scheletri spaventosi, animali fantastici e bizzarri, creature dall'aspetto minaccioso e paesaggi che non si capisce bene da dove vangano. Utagawa Kuniyoshi (1797-1861) è stato sì un maestro dell'ukiyoe - genere di stampa artistica giapponese su carta, impressa con matrici di legno nei primi decenni dell'Ottocento, ma va detto che ha sempre percorso strade indipendenti. La sua influenza si è fatta sentire negli ultimi anni, quando in patria e ora anche in giro per il mondo, come in questo caso a Milano, gli sono state dedicate delle mostre personali. Il suo estro (Arcimboldo d'Oriente è stato definito, e persino un artista difficile come Claude Monet ne apprezzava la tecnica) ha ispirato parecchio la nuova leva di disegnatori di manga giapponesi e di tatooist, i creatori più all'avanguardia di tatuaggi.

Sono quasi 170 le opere in mostra in via Turati, a testimonianza della versatilità tecnica e stilistica di questo maestro della stampa: arrivano tutte dal Giappone, con i loro colori ora sgargianti ora delicati. Delle cinque sezioni tematiche in cui è suddivisa la mostra, due colpiscono particolarmente: quella dedicata ai gatti, grande passione dell'artista che amava ritrarre i felini nella loro grazia e malizia (molti dei suoi disegni sono celebri in rete), e quella sui cosiddetti eroi Suikoden'. Suikoden è stato un best-seller in Cina e in Giappone nel Settecento ed era una sorta di romanzo di cappa e spada in salsa asiatica: da noi è tradotto come I briganti' perché gli eroi protagonisti sono una banda di violenti, ben tatuati, sempre pronti a combattere in difesa degli oppressi dal governo. Hokusai rappresenta l'anima candida dell'ukiyoe, Kuniyoshi ha invece un guizzo tutto contemporaneo.