Palazzo esploso, pm vuole l'ergastolo

Pellicanò svitò il tubo del gas. I genitori della compagna uccisa: "Niente rancori"

Si è chiusa con la richiesta dell'ergastolo per Giuseppe Pellicanò la requisitoria del pm Elio Ramondini nel processo con rito abbreviato in cui il pubblicitario milanese è accusato di avere causato l'esplosione di una palazzina e la morte di tre persone.

Il 12 giugno dell'anno scorso, Pellicanò, che ora risponde di strage e devastazione, svitò il tubo del gas del suo appartamento in via Brioschi, a Milano: nella deflagrazione persero la vita la sua compagna, Micaela Masella, con la quale viveva da tempo da separato in casa, Chiara Magnamassa e Riccardo Maglianesi, i fidanzati che abitavano di fianco. Rimasero gravemente ustionate le due figliolette di Pellicanò e Masella, che, assieme ai genitori e alla sorella della donna, si sono costituiti parti civili.

Nel suo intervento, il pm ha chiesto al giudice Chiara Valori di non considerare per il calcolo della pena la perizia su Pellicanò, reo confesso, che ha accertato un vizio parziale di mente a causa di una forma di «depressione». Per il pm non soffre di infermità mentale ma «è solo un narciso». Non avrebbe protetto la figlia minore che era vicino a lui durante lo scoppio. E ancora «non solo ha commesso quello che ha commesso», ma ha continuato a dire «tante bugie».

«Noi non abbiamo rancore per nessuno», hanno sottolineato Aldo Masella e la moglie Renata Bestetti, genitori di Micaela Masella, morta nell'esplosione della palazzina dove viveva con l'ex compagno Pellicanò. «Ci fa una grande pena - ha aggiunto la signora Renata - perché per 25 anni noi lo abbiamo conosciuto come una persona diversa da quella che poi è risultata essere. Lui ci ha portato via una figlia e ce ne ha regalate due meravigliose. Neanche lui sa quanto sono meravigliose le sue bambine».

Le piccole «stanno bene», assicura la nonna anche se «la più grande è molto controllata e dentro di lei tiene tutto. La più piccolina per fortuna esprime il suo dolore». «Questa udienza, però, ha rinnovato il dolore che stenta a scomparire - ha aggiunto il nonno Aldo -. Abbiamo la responsabilità di queste nipotine, cerchiamo di fare il possibile perché possano prima di tutto dimenticare e poi speriamo di riuscire a portarle fuori da questo ricordo molto brutto».

I nonni delle bambine, rappresentati dagli avvocati Franco Rossi Galante e Antonella Calcaterra, hanno chiesto un risarcimento da 350mila euro ciascuno mentre il padre del vicino di casa, Riccardo Maglianesi, ha chiesto 500mila euro».