«Parchi e parcheggi al posto dei campi rom»

Marcello Chirico

Dalle notizie che giungono dal Pirellone, i sindaci di Giussano, Assago, Gorgonzola, Vimodrone e Segrate possono stare tranquilli, perché le intenzioni della Provincia di favorire l’insediamento dei nomadi sui loro territori comunali difficilmente troveranno possibilità di essere realizzate concretamente. A impedirglielo, a Palazzo Isimbardi così come a tutte le altre amministrazioni civiche intenzionate in futuro a mettere a disposizione dei rom proprie aree demaniali, ci sta pensando la Lega, che in Regione ha già pronte un paio di modifiche a quella legge urbanistica varata lo scorso marzo e bloccata poi dal Consiglio di Stato. Dovendo quindi necessariamente apportarvi delle modifiche, il Carroccio vuole inserirci alcuni articoli che impediscano d’ora in avanti la realizzazione di nuovi campi d’accoglienza in Lombardia.
Nel dettaglio, l’assessore all’Urbanistica Davide Boni punta in particolare l’attenzione sulle aree dismesse, luoghi dove spesso trovano sistemazione immigrati clandestini o zingari. Proprio per questo Boni ha intenzione di accelerarne il percorso di riqualificazione attraverso tutta una serie di strumenti in via di valutazione: si va dagli incentivi, passando per gli sgravi fiscali, financo agli espropri veri e propri in modo da trasformare queste aree abbandonate in «territori di pubblica utilità», inserendole nei Piani dei Servizi comunali e trasformandole così in aree a disposizione della collettività. E quindi, parcheggi, edifici pubblici in genere, ma soprattutto aree verdi. Tutte queste possibilità saranno contenute in uno specifico articolo 105 da inserire nell’attuale Legge 12 del governo del territorio.
Non solo: Boni ha intenzione di intervenire pure sull’articolo 5 (comma 1), quello dov’è prevista la competenza delle Autorità locali nella programmazione territoriale, inserendo nell’azione di monitoraggio svolta dagli enti locali al momento della pianificazione anche un maggiore controllo sul rispetto delle politiche di contrasto alla nascita di nuovi insediamenti da parte dei Comuni e delle Province.
Confermato inoltre il blocco ai finanziamenti regionali, attraverso l’abrogazione integrale dell’articolo 8, oltre ai commi 4 e 5 dell’articolo 3, presenti nella legge 77/89, quella che concede facoltà ai Comuni di realizzare coi soldi del Pirellone la «sedentarizzazione comunitaria dei nomadi», e quindi quei centri dotati di ogni confort proposti dalla Provincia e recentemente pure da Caritas e Casa della Carità.