Per il parco Mattei in malora un piano di intrecci e misteri

L'impianto gioiello della città targata Eni cade a pezzi Ma il percorso di salvataggio fa gridare allo scandalo

Cristina Bassi

Era l'orgoglio cittadino, quando San Donato era una città-azienda in cui persino i passerotti avevano il logo dell'Eni. Ora il Parco Mattei (qua tutto si chiama Enrico Mattei, come il fondatore dell'Eni) è un ingorgo colossale, il cui futuro pesa come un macigno sulle elezioni che domenica prossima dovranno scegliere il nuovo sindaco di San Donato. Regalato anni fa dall'Eni al Comune, il gigantesco centro sportivo di via Caviaga è andato progressivamente in malora. Spariti i daini, cadente e transennata la tribuna, deserte le aste per trovare un gestore in grado di sobbarcarsi l'onere di piscine, campi da tennis, da rugby, da basket, da atletica. Un fiore all'occhiello in tempi di vacche grasse, una rogna oggi che i soldi scarseggiano.

Per cinque anni il sindaco Andrea Checchi, cattolico del Pd, non è riuscito a venire a capo del guaio. Nei mesi scorsi, a ridosso delle elezioni, salta fuori la proposta in grado di fare risorgere il Parco Mattei. Ma, invece di finire, i guai rischiano di cominciare adesso: perché le gare per dare in gestione il parco hanno visto scendere in campo alleanze inedite, società schermate da fiduciarie, parenti di amministratori pubblici. E ora l'opposizione grida allo scandalo, perché il signore che prenderebbe in mano quasi gratis il Parco per trent'anni lo ristruttura con soldi che in realtà gli arrivano dalle banche grazie a una fideiussione del Comune: quattro milioni che l'Amministrazione dovrà mettere a bilancio come passività, visto che dovrà scucirli alle banche se le cose andassero male.

Il signore arrivato a salvare il Parco si chiama Roberto Orlando, ha un centro di fitness poco lontano e rilascia interviste ai giornali autoindicandosi come protagonista del piano di recupero. Che sia davvero lui il dominus, però, le carte non lo dimostrano. La Trefor srl, società aggiudicatrice della gara, è controllata da cinque soci. Il principale - con il 52,38 per cento - è la Gefid Immobiliare; anch'essa otto soci, quello di maggioranza relativa è la Rexet srl. Chi ci sia dietro la Rexet impossibile saperlo: il 98 per cento fa capo alla Compagnia Fiduciaria Nazionale, cioè a una intestazione di copertura. La legge - è bene ricordarlo - vieta di concedere appalti a società controllate da fiduciarie. Roberto Orlando non compare come amministratore di nessuna di queste scatole cinesi. Il suo nome figura solo come proprietario di una società che si chiama Rolim e ha una quota di minoranza (25,5%) della Gelfid. A firmare la carte dell'appalto è invece una signora, Rosa Lina Bua, che possiede solo il 2 per cento della Rexet ma è amministratore unico della Trefor. Chi è la Bua? La sorella di Giovanni Bua, vicepresidente della commissione Paesaggio del Comune di San Donato, al cui vaglio dovranno inevitabilmente passare i progetti di sistemazione dell'area. Il piano, insomma, nasce sotto i migliori auspici. Oltretutto una delle società che controllano la Trefor, la Marcora Immobiliare, ha avuto come avvocato Massimiliano Bella, candidato alle ultime elezioni in una lista a sostegno del centrosinistra, divenuto poi assessore all'Urbanistica e vicesindaco: fino alle dimissioni nel febbraio scorso, dopo una mozione di sfiducia che lo accusava di conflitto di interessi. Anche dopo le dimissioni, Bella è stato pubblicamente difeso dal sindaco Checchi.

In sintesi: la concessione è stata aggiudicata ad una società controllata da chissà chi, ma dotata di buoni rapporti nell'amministrazione locale. E non è tutto. Analizzando il piano finanziario presentato dalla società si scopre che a gestire il Mattei fino al 2049 non sarà la Trefor, e neanche l'Ati (associazione temporanea di imprese) di Trefor con i costruttori napoletani della Brancaccio spa, che compare nelle carte della concessione, bensì una «newco», una nuova società con soci e partner ancora non identificati, cui i vincitori girerebbero la concessione: altra prassi non del tutto in linea con il codice degli appalti. Sull'altro piatto della bilancia, a compensare questa opacità della compagine sociale, c'è in teoria il robusto impegno economico promesso dalla Trefor, che si dichiara pronta a investire quasi otto milioni e mezzo di euro.

Peccato che di questi fondi, quasi la metà vengano dalla fideiussione a carico del Comune; che 900mila euro siano destinati all'acquisto di un ramo d'azienda della stessa Trefor, che sposta così i soldi da una tasca all'altra; e che buona parte del mezzo milione di costi legali e di progettazione finiscano a studi professionali vicini alla solita Trefor. La quale si trova così, senza esporsi più di tanto, con in mano piscine, campi da tennis e campi da calcio al confortevole canone di 20mila euro all'anno: impianti che metterà al servizio della cittadinanza a tariffe che stabilirà lei stessa, senza alcun vincolo, come annunciato da Orlando: «I prezzi li deciderà il mercato». Un affarone, insomma. Ma chissà cosa direbbe Enrico Mattei.

Commenti

Valangate

Lun, 05/06/2017 - 16:35

Ma parliamo di parco privato o cosa pubblica?? Ma c'è qualcuno che indaga su questa robaccia??? Procura!!!