Un parco più bello e sicuro? I centri sociali scatenano il no

Pronti a tutto per fermare la riqualificazione alle Cave La Zona: «Sala non ceda ai ricatti di pochi scalmanati»

L'obiettivo è un Parco delle Cave più bello e più sicuro. I lavori, per 5 milioni, sono previsti da tempo e a carico di un privato. Il quartiere è d'accordo e il Municipio ha approfondito la decisione, votando la delibera senza un voto contrario. Manca solo il via libera del Comune. Finalmente una storia amministrativa a lieto fine? Non è detto, perché una manciata di protestatari, sempre quelli, si è messa di traverso, minacciando una «ribellione» pretestuosa e assurda.

Siamo a Baggio, Parco delle Cave. Un privato, artefice di un grosso intervento urbanistico, è tenuto a realizzare opere di riqualificazione qui, in uno dei parchi più grandi e più belli della città, per renderlo ancora più bello e più sicuro. L'intervento è atteso da 11 anni. Il Municipio ha lavorato per oltre un anno alla pratica, definendo le opere da realizzare. Sedute di commissione, audizioni, incontri con le associazioni, addirittura un piccolo sondaggio che il presidente, Marco Bestetti, ha lanciato per capire quali fossero le opere considerate più urgenti.

La decisione è arrivata a fine ottobre. Ampiamente «digerita» e meditata. Senza neanche un no in Consiglio: l'opposizione si è divisa fra i «sì» e l'astensione. La delibera municipale prevede opere in grado di aumentare la fruizione del parco. A partire dalla riqualificazione del margine ovest, oggi in condizione di totale abbandono e degrado, precluso a ogni possibile fruizione, salvo quella dei malintenzionati che lo usano per scappare o nascondere i proventi di strani traffici. Una terra di nessuno insomma, con opere abusive e baracche, dove due estati fa sono scoppiati due incendi. Dieci ettari di degrado che saranno restituiti ai cittadini.

Altra opera: un nuovo collegamento ciclo-pedonale che collegherà Baggio e Quinto Romano, passando da via Quarti, cercando di dare una risposta anche urbanistica ai problemi di sicurezza e degrado della zona. Sarà riqualificato il «vascone» che da anni è senz'acqua, una fontana malridotta all'ingresso di via Forze Armate. E ancora, sarà sistemato e illuminato l'anello pedonale principale, che al momento solo per un terzo è «pavimentato» e percorribile di sera. Sarà pavimentato, non certo con asfalto ma con una mescola compatibile col contesto ambientale. E sarà illuminato con lampioncini, che avranno anche funzioni di sicurezza.

Tutte queste belle cose saranno fatte se non ci saranno passi indietro. Ed è proprio un passo indietro del Comune che si comincia a temere nel quartiere. Sono scesi in campo infatti i «professionisti della protesta» come li definisce Bestetti. I centri sociali, che hanno cominciato ad allarmare i cittadini con quelle che il presidente chiama «bugie colossali sui fantomatici rischi di cementificazione». Bestetti li chiama «imbrattatori e vandali», mostrando le foto delle scritte minacciose con la vernice all'ingresso del Parco. Sono gli stessi che gli avevano dedicato scritte intimidatorie e poi insulti e minacce addirittura sotto la casa della sua famiglia, alla fine di un corteo di convocato in pratica per protestare contro lo sgombero che aveva posto fine alla loro occupazione abusiva di un campo sportivo. La loro azione, ovviamente del tutto pretestuosa, rischia di condizionare anche ambienti più «salottieri» della sinistra. «Quelli che dicono no alle opere, salvo poi andare a fare i selfie quando sono finite e alla moda, come accaduto per porta Nuova e piazza Gae Aulenti». «Qui c'è un filo rosso - dice Bestetti - fra centri sociali, certe frange grilline e ambientaliste». Anche in questa occasione, il quartiere rischia di perdere un'occasione. E Bestetti si rivolge al sindaco e all'assessore all'Urbanistica: «Vogliamo buttare via e sprecare tutto il lavoro fatto fin qui per inseguire quattro scalmanati che urlano? Oppure vogliamo pensare al bene della città? Noi non ci facciamo spaventare, mi auguro che il Comune non si pieghi ai ricatti, il bene della città non si fa contando i voti o le urla dell'estrema sinistra».